Il 12 Giugno mi arriva un messaggio dalla mia cara amica Betta Seconda:

“Hi. Please can you buy Ipod 4 me. Ask for royal discount. Then fill up it with classic Engl. music. Thanks.”

Il 14 Giugno sono uscito dal lavoro e mi sono recato dunque alla Apple Store di Regent Street. Ho scelto un Ipod bianco da 20 giga di memoria, identico al mio, ma in questo caso ho chiesto anche lo sconto regale del 70%; di regale mi hanno fatto solo un sorriso di diniego.
Quando sono tornato a casa ho riempito la memoria di 1000 canzoni, scelte tra i classici inglesi, americani e regalandole anche qualche chicca italiana di Vasco, Eros, Biagio, Jova e Cesare. Poche ore prima di partire per l’Italia ho lasciato tutto alla guardia reale di turno:

“Please, this is for Beth.”
“Cheers Gigi, aiuduing?”
“Not too bad. And you?”
“Can you leave my CV to Hamleys?”
“Yeah of course.” e glielo prendo.

Due giorni dopo leggo nel Corriere di esser stato riconosciuto come un emissario di Betta; un sorriso mi nasce spontaneo nell’immaginare la mia amica con gli auricolari bianchi a cantare Michelle per il palazzo. Il sorriso mi veniva fino al Venerdì successivo, quando il cellulare mi squilla mentre mi guardo un film su Channel Five:

“Hello.”
“Hi Gigi, it’s Beth.”
“Hi Beth. Aiuduing?”
“Stoned, tired and bored.”
“What’s up?”
“I’m tired to be a good queen, so polite and fucking responsable. ”
”Are you joking?”
“No, at all. I’ve just turn my life in nichilism. Never more crowns, never more ridicoulos hats, no more stupid parties. Just self-destruction.”
“Beth, you getting really sick.”
“So what? Fuck you Gi. I’m going to call Tony and fire him. I want to stop this fucking war for oil. Free Iraq, stop the war, without if and without but.” e chiude il telefono.

Prima di uscire da casa per raggiungerla, ho tirato fuori il mio Ipod, rimasto nel cassetto per dieci giorni. Lo accendo lungo la strada per la stazione della metro, convinto di trovare la super-compilation punk-grunge di 350 canzoni che tengo da un mese. Invece mi arriva alle orecchie una voce molto nota e molto poco punk:
“Yesterday, all my troubles seemed so far away
Now it looks as though they’re here to stay
Oh I believe in yesterday…”

“Minchia!” esclamo, realizzando in un istante che avevo scambiato gli Ipod e che Betta aveva ricevuto quello sbagliato, quello mio, riempito di 350 tostissime canzoni punk-grunge. Il sangue mi si è gelato nella consapevolezza che il destino politico dell’Inghilterra pendeva dalla mia disattenzione. Una lampadina mi si è accesa ad un tratto, sono scappato a casa e poi con un taxi verso Buckingham Palace.
Stravaccata sul divano, auricolari bianchi nelle orecchie, piedi a tamburellare il pavimento, una mano a simulare le percussioni e l’altra a sfogliare la rubrica alla ricerca del numero di Tony, Betta era la copia sfatta della donna arzilla che conoscevo da tempo.
“Hi Beth, I’ve got a new trasgressive and powerful compilation for you.” e le mostro l’altro Ipod.
“Really. Let me listen.”
Mi strappa il mio (suo) Ipod ed io subito le prendo quello maledetto, che subito getto dalla finestra, dove due guardie, sotto mia richiesta, lo avrebbero distrutto e bruciato sul posto.
“It’s an Italian trasgressive and nichilist singer. He’s the master of all punk groups.””
“Is he? What’s his name?”
“John Morands.”
“Cool.” e non ha più smesso di ascoltare.
Ora il destino inglese è saldo nelle mani di Tony e la Regina…beh, la Regina è arzilla come non mai, sarà la madrina della maratona di Londra e pensa pure di parteciparvi.

reg