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La vera ragione per cui Sheva viene a Londra.

Diciamo la verità. Shevchenko è un grande calciatore, ma come uomo (e quando dico uomo parlo di Uomo Menshelthiano ) deve ancora imparare molto. Con quella voce un po’ melliflua, con quel broncio che si forma in bocca quando inizia a parlare, con quel repertorio di buonismi a cui ci ha abituato, “Allora Sheva, con questa tripletta hai deciso la partita.” “No, non direi così. Io ho segnato 3 gol, ma squadra mi è stata dietro. Il merito è di squadra, non mio.” “Con questo Pallone d’Oro sei il giocatore più forte d’Europa.” “No, non direi così. Ci sono tanti giocatori forti in Europa, ma il merito è di squadra. Senza la squadra ora non avrei questo premio.” è chiaro che un uomo del genere a casa con la moglie si trasformi in perfetto esemplare di zerbino. Doveva leggere il numero 35 di Men’s Health, dove a pagina 123 c’era uno speciale intitolato “I 27 trucchi per non farsi sopraffare dalla tua ragazza”, oppure il numero 76, l’articolo a pagina 43 intitolato “I 10 gradi segreti per domarla come una tigre”. Non l’ha fatto. Finchè la sua sudditanza riguardava l’aspetto prettamente familiare non c’erano problemi. Se a Kristen piaceva quel taglio orribile con cui si presentò la scorsa stagione, ok Sheva, fatti il taglio di capelli orribile, ma continua a segnare. Ma se Kristen decide che Londra le piace...

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Estate inglese

Dopo 12 giorni in patria, dove tutto, a partire dai pomodori, era semplicemente gustoso e saporito, rimettermi a sforchettare e rimestare tra ambigue zuppe esotiche, burrosi secondi e pesanti desserts mi ha fatto venire qualche scompenso e istinto suicida. Ma insomma, godiamocela: questa è l’estate inglese. Un’estate fatta di bandieruole di San Giorgio svolazzanti ovunque, dai cofani delle macchine, alle finestre dei palazzi, dalle inferriate ai cieli insolitamente azzurri, un’estate di sbirrazzamenti tra un goal e l’altro, di parchetti affollati e signorine dai fianchi generosi vestite come in spiaggia, un’estate di nonnette col cappellino, di barbecue fumosi, di gelati sintetici e picnic. Il mio cervello è ancora un pò ovattato, un pò in vacanza, perso nei ricordi mediterranei di un paesaggio lontano. Lungo il Mall i drappi dell’Union Jack penzolano rutilanti al sole, per il Trooping the Colour del 17...

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viaggiare

” Mpf… ma quando arriva ‘sta borsa?… Tra gli ultimi a fare il check-in… tra le ultime valige a salire sul carrello, quindi tra le prime ad essere caricate sull’aereo, tra le ultime ad essere scaricate sul carrello… quindi tra le prime ad essere caricate sul nastro… e allora ‘ndo sta’??… mpf… sono gia’ in ritardo per il barbeque” Ci sono alcune cose che porto sempre con me, ogni volta che torno da questa parte della Manica… sigarette, qualche sorta di salume e qualche latticino… a volte qualche bottiglia di vino, tipicamente cose da spartire con gli amici inglesi e non… ma nn solo, spesso approdo in Inghilterra anche con la promessa a me stesso che nn faro’ piu’ una coda, a meno che nn ne vada della mia vita, e con un generale e profondo risentimento verso ogni altro individuo appartenente alla specie umana, in particolar modo verso quei cosetti piccoli e dall’equilibrio incerto che vanno in giro urlando e ai “viaggiatori della domenica”. Quest’ultima specie si riconosce piuttosto facilmente, ahime’ spesso parla pure italiano… tipicamente si mettono in coda all’imbarco prima ancora che l’aereo sia atterrato, se ci sono due code distinte a seconda del numero sulla carta di imbarco, li trovi sempre nella coda sbagliata ‘Che so’ fessi ‘sti inglesi che se ci sono due code si mettono tutti da ‘na parte, Ninooo, eh vieni che...

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I Mondiali rendono tutti più buoni.

E’ proprio vero, i Mondiali di calcio rendono tutti più buoni. Ieri tornavo a casa dopo la partita e avevo indosso una maglietta azzurra con lo scudetto italiano davanti e la scritta “Italia” dietro. Ebbene sì, ero il tipico-italiano-a-Londra, mi mancava solo l’Invicta e oltretutto ho comprato quella maglietta da H&M, con uno sconto del 50% assente ne listino; questo per sottolineare quanto il Mondiale renda tutti più buoni. In mezzo al marciapiede, una coppia di ragazzi fermi a controllare il loro neonato nel passeggino. Si guardavano come due innamorati, o meglio, come due innamorati inglesi che hanno appena avuto un bambino e la loro squadra nazionale qualificata per gli ottavi. Per proseguire sono costretto a passare per la strada; il padre mi chiede scusa, “I’m sorry”, io dico che è tutto a posto, perché io sono contento per l’Italia agli ottavi quanto loro sono contenti per l’Inghilterra agli ottavi e io sono contento per il loro bambino quanto loro ne sono felici. Continuo per la mia strada, ho le cuffie all’orecchio, il volume è medio. Sento una ventata di positività che mi avvolge da dietro e mi giro per rivedere la coppia, ma anche perché “sento” che erano rimasti in contatto con me. Infatti quando mi giro loro non sono chinati sul bambino, ma guardano me, evidentemente mi avevano già chiesto qualcosa che non avevo sentito (ogni tanto...

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Potenza – Buckingham Palace: linea diretta per lo scandalo mondiale.

Dieci giorni fa ero in zona Tottenham per partecipare all’annuale hip hop free-style contest, quando sento il cellulare vibrare, proprio mentre ascoltavo la trasgressiva esibizione del mio amico Elament. “Hello?” “Gigi, it’s Eizabeth.” “Aiuduing?” “Gigi, come here as soon as you can.” “Why? What happened? “I can’t speak. Just come. Soon!” Un’ora dopo ero davanti a Buckingham Palace; non avevo fatto a tempo a cambiarmi, dunque ero ancora nell’abbigliamento da contest: cappellino girato, canottiera dei Lakers e pantaloni extralarge col cavallo ad altezza ginocchio. La guardia, per questo, mi ha riconosciuto solo appena ha potuto riconoscere il mio viso: “Ehi Gi, aiuduing man?” “I’m fine. You still here?” “I sent my CV to Hamleys, but they never called me.” “Don’t worry. I’ll talk to the manager. Listen, what happened?” “I dunno. The Queen has spent all day watching Italian television and reading Italian newspapers.” “Has she?” “Yeah.” Mi ha fatto entrare in camera nel palazzo; un minuto dopo nella camera di Elisabetta. Occhiali da vista in volto, sguardo corrucciato, la mano nervosa che sfogliava freneticamente il Corriere della Sera poggiato sul grembo, Elisabetta era la versione ipertesa della donna rilassata che conoscevo. “Ehi! What’s up?” “Gigi. Gigi. Thanks for coming!” si è alzata subito per abbracciarmi. “Tell me.” “I can’t. I’ m worried about…about…” e ha sibilato “microspies! They listen to me. They listen everything I say. They intercept...

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IL “MONDO” ISLAMICO

Leggendo qua e la’ mi sono resa conto che una gran parte di persone parla di “mondo islamico” quando in realta’ si riferiscono al “terrorismo islamico”. Vorrei sottolineare il fatto che le parole “mondo” e “terrorismo” non hanno niente a che vedere l’una con l’altra. Mentre con la prima si intende “l’insieme delle persone che appartengono a una stessa civiltà o a una stessa religione”, la seconda sta a significare “un metodo di lotta politica utilizzato da gruppi rivoluzionari o sovversivi che, considerando impossibile conseguire con mezzi legali i propri fini, tentano di destabilizzare o rovesciare l’assetto politico–sociale esistente con atti di violenza organizzata”. Proprio ieri, ho sentito un ragazzo che, sghignazzando, diceva: “Io e i musulmani non andiamo d’accordo…” e una ragazza aggiungeva: “Hai visto quando hanno circondato la moschea? Io speravo la chiudessero una volta per tutte!” Ma, secondo voi, queste persone si rendono conto di cosa stanno dicendo? Sinceramente, credo che non ne abbiamo la minima idea. Qualsiasi persona ha il diritto di professare la propria fede, qualunque essa sia, e di pregare nel proprio luogo religioso. Siamo TUTTI indegnati, sconcertati,disgustati e sconvolti piu’ che mai dal “terrorismo islamico”. Lo siamo TUTTI, musulmani, cattolici, ebrei e via dicendo. Ma il cosiddetto “mondo islamico” e’ vasto, e non si puo’ e non si deve generalizzarlo. Lottiamo contro il terrorismo si, e’ quello il “male” da combattere. La...

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L’istinto regrettoso degli inglesi, ovvero come scusarsi per nulla e chiedere dieci volte al giorno “You all right man?”

Uno dei palliativi a certe giornate uggiose e fredde, specie in quelle che sembra sera anche alle 10 di mattino, è la simpatia con cui la città condivide il sonno della mattina, la stanchezza della sera e qualsiasi tipo di malumore. Si parla della simpatia intesa come compassione, partecipazione al dolore altrui; l’altra simpatia, ossia la tendenza a suscitare il sorriso, è un filo sottile che solitamente si denomina umorismo inglese e che è facilmente ritrovabile nel 90% delle pubblicità inglesi. Prendiamo per esempio quella parolina che in una giornata qualunque, intendo giornata scandita da andata e ritorno in metropolitana e camminata per qualche via mediamente affollata, ci si sente rivolgere almeno tre volte: SORRY. Prendiamo la situazione tipica da SORRY inglese: io cammino in mezzo alla folla, una persona incrocia il cammino senza toccarmi e, come ovvio, rallenta di poco il mio passo, ma tanto basta per scatenare l’istinto regrettoso: “SORRY” Il minimo motivo per sentirsi in colpa in Inghilterra è camminare e incrociare il percorso di qualcun’altro. Ma il meglio mi è capitato in negozio. Esco dallo spogliatoio a razzo, una ragazza attraversa il corridoio, io le passo di fianco senza rallentare, lei mi nota e…”SORRY”. Ho pensato: “Perché, dimmelo perché ti senti in colpa? Stai solo camminando, io sto solo uscendo, non mi hai dato nessun pestone, che bisogno c’era?” Ma se tanto dava tanto, giocando...

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Si apre oggi la rubrichetta “Dio li Benedica”.

Apro una rubrichetta riservata al sito ItalianiaLondra, dedicata a tutti quei personaggi che ci allegeriscono le giornate. Inauguro la rubrichetta “Dio li Benedica” con i primi due, se qualcuno vuole contribuire mi può postare i suoi e io inoltrerò tutto con rispettivi dedicatari. Ok, let’s start! C’è un assistente della metropolitana che ho trovato varie volte, oggi compresa, nella stazione di Victoria. Mentre il treno arrivava ha preso il suo microfono a scatoletta e ha iniziato il suo show: “Laaaaadies and Gentleman, this is the Viiictoria Line, Viiictoria Line…” A parte la cadenza da dj, quando ha iniziato a camminare in maniera un pò così…stilosa, ho pensato subito “God Bless Him!” Il secondo personaggio è il porter di Dickins and Jones, a Regent Street. E’ un signore di colore, vestito in uniforme, gentilissimo con i turisti che chiedono informazioni e impeccabile in quella che è la sua professione. Ispira simpatia a pelle, specie quando si leva il cilindro in segno di saluto. Dopo dieci mesi che gli passo davanti sarà il caso che mi presenti e sottovoce gli dica “God Bless...

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Rubrica “God Bless Him” (2)

Cannonau chiede questa benedizione: Rappresentante alle vendite del Big Issue di Berkeley Sq. – Al momento vestito da babbo natale mi allieta troppo la giornata mentre mi accingo ad entrare in ufficio, gli ho comprato due numeri e gli ho chiesto cosa vuole per natale…’un cagnolino stile Paris Hilton, con scaldamuscoli un po chavvy della Burberry’s a quadri che cosi faccio tenerezza e mi s’impennano le vendite..’ altro che worker of the year del McD, io proporrei il Bigissuer of the...

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“In Inghilterra non ci sono bidet perchè la cacca inglese è semplice.”

Ora: 17:30 Luogo: sala riposo del negozio, all’ultimo piano. Nejar è un ragazzo originario delle Mauritius, lavora come dimostratore nel reparto costumi, parrucche e scherzi, indossa scarpe da clown e sembra indossare anche la parrucca di Telespalla Bob, ma in realtà i lunghi capelli ricci sono tutti suoi. Da quando abbiamo ascoltato insieme “Sere Nere” – gli piace un sacco Tiziano Ferro – mi ha preso in simpatia; a me è bastato che un giorno comparisse nel mio piano con il portafogli che avevo dimenticato nello spogliatoio. Mi invita ad occupare l’unico posto libero nel tavolo per quattro. Di fianco a lui Rose, la ragazza più affascinante del negozio, dimostratrice dello smalto per disegnarsi le unghie, diciassettenne. Poco tempo fa ho scoperto che è fidanzata con Nejar da due anni e considerando lui un ragazzo più interessante che bello, penso se la meriti tutta. Di fianco a me Darren, australiano, d’Estate è stato dimostratore degli spirografi, poi ha lasciato per fare l’attore nel musical Cinderella, ora è tornato come dimostratore di pennarelli invisibili. Non ricordo come, ma iniziamo a parlare di pulizia. Nejar: “Quando ero bambino io mi facevo il bagno una volta a settimana.” Rose: “Chissà quanto puzzavi allora.” Io: “Anche io, facevo il bagno ogni Domenica.” Darren: “Poi da piccoli, che si suda così tanto, si dovrebbe lavarsi una volta al giorno.” Visto che Rose è l’unica...

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Notte Mundial

Dopo molte indecisioni sul da farsi e svariati giri di sms, finisco – per vie traverse e suggerimento di un amico – a vedere la finale alla Union della UCL, nei pressi di Russel Square. Quando arriviamo nella sala cinema con maxi schermo, i mejo posti sono già presi da ore, dunque la compagnia iniziale si scioglie e ci si sparpaglia qua e là, come il prezzemolo. Con un’amica prendo comodo posto in area non fumatori, zona che, essendo arretrata rispetto alla platea, è piena di francesi. Sopportiamo stoicamente 90 minuti regolamentari di Allez les Bleus e varie battutine derka, specie dopo il loro primo goal su rigore. Un francese occhialuto cerca di fare lo spiritoso, dice che è l’ultima partita di Zizou, il quale perciò merita di vincere. La mia amica, per fortuna senza essere compresa, gli augura acidamente sentite condoglianze, io rispondo in francese, dicendogli che l’affermazione “il doit gagner” può essere valida solo dal suo punto di vista. E lui, stranamente, mi dà ragione e smette di infastidirci. Seguono: il sospirato goal degli azzurri, gli smadonnamenti per quello annullato, gli applausi e le grida, l’assurda quantità di patatine e noccioline sgranocchiate con nervosismo, gli interminabili 30 minuti di tempi supplementari, l’infima figura del sopracitato Zizou, il cartellino rosso che lo allontana dalla scena, i francesi che cercano di giustificarsi inutilmente. Si assiste soffrendo alla lotteria dei...

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Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo…

Mi ricordo ancora di quando vincemmo la coppa del mondo nel 1982. Avevo quasi 4 anni ed ero in vacanza con la mia famiglia a Colle Isarco (BZ). Ho un ricordo un po’ confuso di quello che stava succedendo. Mi ricorso un sacco di uomini, incluso mio padre, che si abbracciavano a ogni goal e mio padre che mi sollevava come se fossi una versione con i capelli e le orecchie della coppa e Nando Martellini che urlava “Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo”. Da quel giorno iniziai a seguire il calcio professionistico. Come ogni bambino che si rispetti, iniziai a seguire la squadra che tifava mio padre e che allora era anche la più forte (parlo della Giuventus, se non l’avete capito) e iniziai a sognare di diventare un calciatore. Mio padre mi portava a prendere a calci un Tango dietro casa (per i meno esperti, il Tango era il migliore pallone di gomma in commercio e che raramente si bucava). Fino ai 10 anni volevo giocare per la Juve e anche per l’Italia. Poi ho capito che per varie ragioni che non sto qui ad enunciare tutto questo non sarebbe mai successo e ho assegnato al calcio un ruolo secondario nella mia vita. Poi arriva un giorno di mezza estate in una non precisata capitale europea, cinque rigori infilati alle spalle di un tipo...

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Scaletta del 14 luglio 06

Ecco la scaletta della puntata di venerdi 14 Luglio 2006. 1. *Jingle FEEL GOOD PRODUCTIONS BADMARSH RMX The feel good vibe* 2. JOVANOTTI Tanto(3) 3. FABRI FIBRA Applausi per Fibra 4. JETLAG Don’t talk to me 5. DOTTOR LIVINGSTONE Anna 6. BRIDGET It was 7. EUGENIO BENNATO L’anima persa 8. ‘A67 Don Raffaè 9. EROS RAMAZZOTTI & ANASTASIA I belong to you 10. NICCOLÒ FABI Costruire 11. NEGRAMARO Estate 12. CARMEN CONSOLI Quello che sento 13. ELISA Stranger (Acustic version) 14. LUIGI SALERNO Un altro giorno 15. ANDREA CHIMENTI Cuore di carne 16. DANIELE SILVESTRI Il mio nemico 17. PINO MARINO Non ho un lavoro 18. DELTA V Un’estate fa 19. LE VIBRAZIONI In una notte d’estate 20. VASCO ROSSI Buoni o cattivi 21. SUBSONICA Liberi tutti 22. BENNATO E BRITTI Notte di mezza estate 23. *Jingle FEEL GOOD PRODUCTIONS BADMARSH RMX The feel good...

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Circa due mesi fa…

Ciao a tutti Italians in London! Benvenuti sul mio Blog powered by IaL. Sono in UK da circa due mesi, faccio marketing per una societa’ di forniture e servizi per l’ufficio situata a pochi km fuori Londra. Vivendo “fuori le mura” ho davvero poche possibilita’ di interagire con la community ma spero che questo blog riesca ad illustrarvi uno spiraglio di vita della provincia londinese. Inizierei timidamente questo blog inserendo un mio post scritto il giorno dopo l’arrivo in UK. Rappresenta il piu’ stereotipato degli stereotipi, probabilmente vi ritroverete nella mia esperienza. 25 Maggio 2006 ore 9:30 Sveglio, dolore alla fronte. Dove sono. Un letto che non è il mio, una stanza che non riconosco. Dove sono. Provo ad sollevare la testa e la mia massa celebrale preme sulla calotta cranica lanciando segnali di un passato etilico troppo recente. Mi strofino la fronte e c’è sangue. Mi sono svegliato sbattendo la fronte contro qualcosa, probabilmente lo spigolo di quel comodino vicino al letto. Inizio a capire dove sono. Universo, Terra, Europa, Regno Unito, Inghilterra, Hampshire, Basingstoke. Questo è il posto che per un po’ chiamerò casa. Inizio a ricordare ieri. Poco meno di 24 ore fa ero all’aeroporto internazionale di Forli’ (ma chi l’avrebbe mai detto che Forli’ avrebbe avuto un giorno un aeroporto internazionale) in fila per il check-in della Ryanair (Santa Subito!!!). Ricordo di essermi goduto il...

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Dal pallone alle 7 note

Eccoci qui. Sono sparita qualche giorno per cercare di smaltire il dolore della morte del mio hardisk portatile, che si è portato via tutta la mia musica e i miei appunti. Cosi sono volata a Milano, da dove vi scrivo oggi, per cercare di recuperare quante più canzoni possibili. Ma non solo. Sono andata in studio a trovare Michele Canova, il giovane produttore di Tiziano Ferro e di Eros Ramazzotti, per fare quattro chiacchiere con lui (che ascolterete molto presto su The Italian Job) e con altri musicisti. Domani, per esempio, andrò a vedere cosa stanno combinando i Jetlag, alle prese con le prove del secondo disco. Quindi basta parlare di calcio, anche se devo ammettere che ogni volta che sento parlare delle polemiche intorno alla testata di Zidane a Materazzi, non riesco a scacciare dalla testa il ritornello di De Gregori “Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia”. Come si traduce questa frase in francese? Va beh, lasciamo stare, basta parlare di calcio. Promesso. Niente più Mondiali, niente più Toro (almeno fino a inizio campionato, eh eh). Solo musica. La scorsa settimana mi sono arrivati alcuni dischi che vi ho proposto venerdi, tra cui spicca l’inedito di Bridget “It was”, quasi italiana d’adozione. Brano abilmente confezionato dalle esperte mani del mitico chitarrista Andrea Rigonat con l’aiuto del grande batterista Andrea Fontana. Bridget è una ragazza...

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Italiani all’estero: un esempio….

“Kome? Tu essere “Taliano” e tu non folere vivere in Italia?” Tale, o tale in modo assai soggettivo, era la reazione della maggior parte dei Tedeschi quando dicevo loro che io venivo da Roma. Ehhh, lieber Freund, guarda che la vita non e’ uno spot della Ramazzotti, meno che mai in Italia…. Paese stupendo? Certo. Gente fantastica? A loro modo, sicuro. Ancora di piu’ , perche’ quel je ne sais pas quoi che solo noi “Taliani” abbiamo, quel senso di calda umanita’ che ti riscalda il cuore, lo vedi bene solo quando vivi all’estero perche’ in Italia e’ “di serie”. Come la lingua meravigliosa che abbiamo, che per noi e’ la cosa piu’ normale del mondo, poi gli stranieri stanno li’ ad ascoltare te e un altro che parlate in Italiano e vi pregano di non smettere, perche’ “e’ cosi’ bello sentirvi parlare Italiano” anche se non ci capiscono nulla….. Bene allora, vediamo cosa abbiamo: il sole, il mare, il cielo, la cucina, ovviamente la maaammmaa, gli amici, lo Stellone…… Manca niente? Dov’e’ il problema? E’ difficile spiegarlo perche’ ognuno ha il suo carattere, ma ci provo sapendo che alcuni mi capiranno…. per me il problema e’ che, laureato con 110 e lode nel tempo minimo legale, lingue straniere, militare a posto, tanta voglia di fare, il tipo del personale del Banco di Santo Spirito ha avuto una reazione...

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Scaletta 18 Agosto 06

Ecco la playlist di venerdi 18 agosto 2006. Ospite in trasmissione un iscritto alla nostra web community italianialondra.com, Pietro in arte Pit. Per richieste, contatti e suggerimenti, scrivimi gabriella@lifefm.org.uk. 1. Jingle 2. SUDSOUNDSYSTEM Ciao Amore 3. DANIELE SILVESTRI Saliro’ 4. ZERO ASSOLUTO Sei parte di me 5. IVAN SEGRETO Porta vagnu (Bertallot rmx) 6. SIMONA SALIS Su chi mi proxidi 7. GIOVANNI ALLEVI Ciprea 8. AFRICA UNITE la storia 9. RAF Infinito 10. ADRIANO CELENTANO Per averti 11. GIANLUCA GRIGNANI Bambina dallo spazio 12. PATRIZIA LAQUIDARA Indirizzo portoghese 13. VINICIO CAPOSSELA Dalla parte di Spessotto 14. SM58 Virtuosismi 15. YOSHI Distorsioni 16. TONY BLESCIA Il resto e’ inutile 17. DANIELE GROFF Pensa a te 18. AUDIORAMA Svalutations 19. EROS RAMAZZOTTI La nostra vita 20. GIORGIA Spirito libero 21. IVANO FOSSATI C’e’ tempo 22. ELISA & TINA TURNER Teach me again 23. GIANNA NANNINI Io...

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Scaletta 21 luglio 06

Ecco la scaletta della puntata di venerdi scorso (con intervista ai Jetlag): 1.*Jingle FEELGOODPRODUCTIONS BADMARSH RMX The feel good vibe* 2.GIANNA NANNINI Io 3.BENNATO&BRITTI Notte di mezza estate 4.NEGRITA Rotolando verso sud 5.JETLAG Jetlag effect feat. Enrico Ghezzi 6.JETLAG Need a call feat. Martina Topley-Bird 7.JETLAG Don’t talk to me 8.JETLAG E’ necessario feat. Raf 9.JETLAG Martini Disease feat. Amanda Lear 10.CRISTINA DONA’ Nel mio giardino 11.SAMUELE BERSANI Lascia stare 12.MARIO VENUTI E’ stato un attimo 13.NICCOLO’ FABI Oriente 14.LIGABUE Happy hour 15.VELVET Dovevo dirti molte cose 16.IRENE GRANDI Lasciala andare 17.*Jingle FEELGOODPRODUCTIONS BADMARSH RMX The feel good...

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L’intervista ai Jetlag

Giovedì a Milano fa caldo. Tanto. Mi trascino in stazione, prendo il treno per Seregno e arrivo al quartier generale dei Jetlag. Mi sento particolarmente in sintonia con il nome di questo gruppo, perché sono stanca, ho dormito due ore scarse. Un passo indietro. Mercoledi mattina sento Elisa per telefono, quella sera canta a Carpi, in provincia di Modena. È tanto che non ci vediamo e decido di andarla a trovare. La mia mitica amica Francesca mi presta la macchina e arrivo appena in tempo in quella che è stata la mia città. È strano tornare e ritrovarmi in piazza in mezzo a centinaia di persone. Il concerto, organizzato da Radio Bruno, vede sul palco Lee Ryan e Mousse T ma anche gli Zero Assoluto, Mondo Marcio, Luca Dirisio. Incontro vecchi compagni di scuola tra cui Samanta, inseparabile amica d’infanzia, e facce conosciute in mezzo alla folla e sul palco. Elisa e i suoi musicisti, Ringo, Max, Andrea, Giorgio, Massimo e Nicole, condotti dai fonici Eric e Ali, chiudono l’evento con 5 pezzi, uno più emozionante dell’altro. Poi tutti insieme a bere un drink e chiacchierare fino a notte fonda. Ai primi accenni di luce mi rendo conto che è ora di rientrare a Milano e restituire la macchina. Poche ore dopo, eccomi sul treno verso Seregno. Gli occhi fanno pio pio. Mi prometto di realizzare l’intervista velocemente e...

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Riposo forzato

Niente puntata, oggi. The Italian Job si prende un riposo d’ufficio per permettere a Life FM di riparare alcuni problemi tecnici. Sarà il caldo di Londra, ma anche le nostre antenne hanno bisogno di riposo (pare). E allora si va al parco a boccheggiare con i 7 milioni di londinesi che, come me, sembrano combattere questa inaspettata ondata di calore a colpi di bottigliette d’acqua e fazzoletti umidi sul viso. Più persone, negli ultimi giorni, mi hanno parlato di “energia negativa”, di “momento astrologico sfavorevole”, “flusso negativo mondiale”. Ci ho pensato su. In effetti, con tutto quello che sta succedendo nel mondo, non è certo un bel momento. Cerco rifugio nella musica. In questi giorni ho rispolverato vecchi dischi, da Paolo Conte a Tracy Chapman, passando per Jim Croce, ma anche produzioni recenti come l’ultimo di Caparezza e quello (magico) di Giovanni Allevi. Accostare certi nomi uno all’altro fa uno strano effetto nero su bianco, eppure in questo momento mi regalano attimi di serenità. La musica è un grande rifugio, eppure tutto quello che ci sta succedendo intorno va guardato dritto negli occhi, la consapevolezza è importante, a mio avviso. Cerco di informarmi ma come si sa, la prima grande vittima in casi di guerra – e mi sto riferendo alla situazione in Medio Oriente – è la libertà di stampa. Che l’aria rovente di questo periodo si plachi,...

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Blowin’ in the Wind

Eccomi ancora davanti al mio laptop. È passato un po’ di tempo dal mio ultimo post e stavo perdendo un po’ di smalto in queste ultime settimane. Un sacco di lavoro in arretrato mi stava facendo impazzire e invece di affrontare la situazione come un adulto ho preferito staccare la spina per una settimana di vacanza. Sono convinto che non c’è niente di meglio di una settimana di mare per scaricare le tensioni e allora ho accettato la proposta di un amico di veleggiare con lui e alcuni suoi amici in Inghilterra. Non avevo voglia di tornare a casa. Il mare della Sardegna è splendido però c’è troppo caos in agosto e io volevo fuggire da tutto quello che avrebbe potuto interferire con la mia salute mentale. Niente cellulare, niente email, niente internet, niente TV, niente radio. Solamente io, 3 altri esseri umani, un po’ di musica (per uso personale), un paio di libri, e tanto mare e tanto vento. Appuntamento con Peter e gli altri a Dittisham in Devon. Ero un po’ nervoso perché non andavo in barca a vela da 5 anni e pensavo di essermi scordato tutto, in più l’idea di timonare una bestia di 15 metri con cavalloni alti anche 10 metri non è la mia idea di relax più totale. Dopo una veloce prensentazione in un pittoresco pub di Dittisham ci trasferimmo in barca...

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Il regno della solitudine. O no?

Durante l’ultima puntata di Italian Job, Longe – un iscritto a questo sito che è venuto a trovarmi in trasmissione venerdì – mi ha raccontato della sua iniziale difficoltà nel stringere amicizie qui a Londra. E, proprio con questo obiettivo, si è iscritto alla nostra web community. Ammetto che mi ha sorpreso non poco e questo pensiero me lo sono portata dietro per tutto il weekend. Oggi, tra una chiacchiera e l’altra con un amico, Matteo, nella capitale inglese da anni, ho scoperto che questo è un problema che affligge molte persone. “Londra, dopo un po’, ti entra dentro e l’alienazione la fa da padrona – mi ha spiegato Matteo – Tutti assorti dalla propria quotidianità, dai propri pensieri, rinchiusi tra la musica del lettore mp3”. Pochi minuti dopo siamo arrivati a Waterloo e io e Matteo ci siamo salutati, andando ognuno per la propria strada. D’istinto mi sono infilata le cuffiette nelle orecchie e ho abbassato lo sguardo, camminando verso l’ingresso della metropolitana. Sono salita sulla metro e ho incrociato lo sguardo con un ragazzo che aveva in mano un libro, lo stesso che sto leggendo io in questi giorni. Istintivamente gli ho sorriso, ma poi ho spostato lo sguardo. Forse, in Italia, avrei attaccato bottone. Gli avrei chiesto cosa ne pensa, se ha letto altri libri dello stesso autore, se me ne consiglia qualcuno. Semplicemente per la...

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10 AGOSTO 2006

“All hand luggages must consist in a clear plastic bag avaiable at check in.” 10 agosto 2006 4h30am. Un annuncio continua a ripetere queste parole. Le ascolto una volta. Niente. Le ascolto una seconda. La familiarità del suono mi fa capire che è lo stesso annuncio di prima. Forse dovrei “pagare più attenzione” come si dice qua. Al terzo ascolto le parole rimbombano nella mia testa in maniera quasi surreale. Come faccio a mettere i miei 10kg di bagaglio a mano in una busta di plastica? E perché? Sono circondata da facce perplesse. La paura di cio’ che non sai che puntualmente arriva quando meno te lo aspetti. “Avranno avuto qualche segnalazione” dice una signora. “Sembra che Gatwick e Heathrow siano chiusi” dice un altro. “There was a terrorist attack” aggiunge un inglese. E’ il nuovo incubo di chi deve prendere l’aereo (la paura di volare non viene piu’ neanche presa in considerazione) e di chi, non tanto ci vive, ma va in vacanza in una città come Londra. Vorrei sapere perché il terrorismo debba sempre essere in nome di una religione. E penso a come nei secoli le religioni abbiano sempre avuto un tale potere, come abbiano dettato la storia fino ai giorni nostri e come continuino a farlo un po’ in tutto il mondo. Ma questi pensieri sono venuti dopo. Alle 4h30 del mattino la mia priorità...

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piaceri della buona tavola

Io appartengo alla razza dell’ Italianus famelicus allupatus e sono riconoscibile, in quanto tale, poiche’ a) mi piace mangiare b) mangio un sacco c) nn sono assolutamente schizzinoso e mangio praticamente ogni cosa che io riesca a raggiungere Ma secondo voi com’e’ una mensa… in un ospedale… in Inghilterra?! Delle volte mi trovo a dover scegliere tra bistecca di maiale bollita in “bagnetto” di verze e besciamella, agnello bollito alla menta, crocchette di patate imbibite d’olio… e ammetto di trovarmi un po’ in imbarazzo, per fortuna posso sempre fare conto sui panini con formaggio e...

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A.A.A. Modello cercasi

Mi ero gia’ visto io… “The next big thing”, affacciarmi incombente dai maxi cartelloni sopra le autostrade; passeggiare su tappeti rossi accecato da decine di flash, dover uscire camuffato dal mio maxi-flat a Tooting per sviare i fotografi… Qualche sera a fa ero a SOHO, quartiere tempestato di locali… quartiere di cinesi, “mignotte” e, ovviamente, italiani… e infatti ero fuori con tre italiani (un’amica che vive qui e due che erano venuti a trovarla)… in piedi davanti a un pub, bevendo la solita pinta per strada… si avvicina un tipo… “Siete spagnoli” “Italiani!” “Beh, comunque sia… avete il look mediterraneo” “!??!?” “Sto facendo uno street casting, sto cercando ragazzi con sembianze mediterranee per la pubblicita’ della birra San Miguel, qualcuno di voi vive qui? Vi puo’ interessare?” “!?!!!?” alzo il sopracciglio “Sono 300£ (c.a. 450 euro) per 2 ore di lavoro se superi la selezione” “Pronto!” Attraverso la strada col ‘fotografo’… ci mettiamo davanti a una saracinesca abbassata, per avere uno sfondo piu’ uniforme… prima foto mentre tengo in mano un quaderno con scritto “N.5”, seconda foto con scritto “Tom” e il mio num di cell… – Fin qui nn sta andando male – penso… – nn si sono voltati nemmeno in tanti a vedere che cosa succede, imbarazzo sostenibile… – “Adesso viene il difficile…” -Ecco, me pareva…- “La situazione e’: sei in un pub a guardare la partita...

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Silenzio stampa

È vero, in questi giorni sono stata un po’ “silenziosa”, e non è certo da me, visto che spesso e volentieri parlo persino coi muri. La verità è che sono sempre in giro, tra amici che arrivano da ogni dove, concertini e eventi vari mi sono trasformata in una trottola ambulante. Lunedi, per esempio, ho visto Blue Man Group al New London Theatre, da paura! Autodefinito come un “viaggio nel nostro mondo attraverso gli occhi di tre interessanti personaggi blu” io ci aggiungo, da vedere. Cos’è? Un pout pourri di musica, intereattività, modernità… non saprei. Però lo consiglio vivamente a chi ha voglia di andare a teatro ma vuole vedere qualcosa di diverso. Dai tamburi degli omini blu sono passata stasera alle chitarre dei Lopez, una rock band made in London (www.lopezmusic.com); in mezzo ci ho infilato un po’ di drum’n’bass, tanto per non perdere il vizio. Ma il bello della settimana deve ancora venire, con il carnevale di Nottin Hill alle porte. Nel frattempo, però, arriva il consueto rendez-vous settimanale con l’Italian Job, giusto per stuzzicarvi con un paio d’ore di musica contemporanea del Belpaese. E preparatevi, perché se è vero che ormai Agosto è finito, l’estate la chiuderemo insieme in bellezza. Sto concordando un paio di interviste gourmet per la prossima settimana, per colmare la nostra fame di musica. Italiana, ovvio. Che domande! A domani, come sempre,...

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I’m not my Hair

Sto ancora ridendo per il taglio di capelli che hanno fatto oggi ad un mio collega. Il tipo aveva necessità di una spuntatina veloce ed ha deciso di andare da un barbiere nero di Streatham che sta dietro casa sua. Il risultato è un taglio con la macchinetta con linee hardcore/radicali per definire fronte, basette e nuca. In parole povere, un’omino Lego… Penso che affrontare il parrucchiere sia una delle cose piu’ spaventose quando vivi all’estero. Ricordo ancora la prima esperienza. Ero in quel di Lancaster e andai dal parrucchiere nella piazza centrale del campus universitario, Alexandra Square. La parrucchiera avrà avuto 17 anni esagerando e senza la minima esperienza a livello internazionale. Del tipo, non aveva mai visto uno straniero in vita sua, tanto meno avergli tagliato i capelli. In quel momento non avevo pensato a quali conseguenze andassi incontro. Il gergo parrucchiere in inglese non era il mio forte. Quando mi ha chiesto come volevo i capelli sono entrato in crisi…. ma era troppo tardi. Dopo un buon avvio, in cui le ho impedito di rovinarmi, iniziai ad avvertire la stanchezza ed ho abbassato la guardia. Pensavo che il peggio fosse passato. Il taglio era quasi finito, dopo tutto. Cosa mancava? Ah già le basette!!! Purtroppo prima di scoprire come si dicesse basetta, la stronza aveva già azionato la sua macchinetta magica e una basetta era andata....

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Tripletta in travaglio

Almeno tre post aspettano di vedere la luce, ma nn c’e’ mai tempo per sedersi e scrivere… Ieri sveglia all’alba, 7am… mi ero dimenticato l’esistenza delle 7 di mattina… lavarsi, vestirsi,ciuffettino farsi, salto sull’autobus, destinazione Wimbledon… il primo ostacolo lungo la mia strada verso fama e impronta delle mani nel cemento a Leicester Square e’ rappresentato dalla coda che si snoda da ognuna delle biglietterie automatiche della metropolitana di Wimbledon fino quasi in strada… alzo gli occhi al cielo, pensiero benevolo al non aver ancora fatto la tessera dei trasporti pubblici dopo 2 anni che sono qui. Finalmente raggiungo il treno e mi posso rilassare lasciandomi trascinare in piacevole discussione con distinto 30enne sul fatto che prendermi a gomitate nella schiena spolverandosi la giacca nn rappresenta un modo gentile per farmi notare che ho qualche cm di spazio libero davanti a me. Raggiungo Fulham, dotato di mappa “London A to Z” percorro a grandi passi il tragitto che si frappone tra me e il bar spagnolo… mi viene alla mente il Rag. Filini che si muove fiducioso con mappa… La Rueda, arrivato. Dopo un paio di minuti che un losco individuo sbircia tra porte semi-aperte del locale, il fotografo realizza che il losco individuo sono io, mi saluta e mi mette un caffe’ in mano… ottimo inizio, visto che sono gia’ passate 2 ore da quando mi sono trascinato...

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People from Ibiza

Giovedì sera. 6pm. Esco dal lavoro con la mia sacca Roncato sotto braccio, destinazione Ibiza. Chi mi conosce sa che Ibiza non sarebbe la mia destinazione ideale. La house/trance music mi fa vomitare e non sono neanche un appassionato di droghe. I miei amici sono riusciti a convincermi del fatto che avessi bisogno di sfogare tutta la tensione accumulata in queste ultime settimane e inoltre ero estremamente curioso. Arriviamo ad Ibiza all’una di notte e prendiamo un taxi per Sant’Antoni nel nord dell’isola. Una volta depositate le valigie, andiamo in centro per vedere che aria tira. La gente nella quale m’imbatto è stranamente familiare. Com’è possibile? Io qui non ci sono mai stato e gli Ibizici (come minchia si chiamano gli abitanti di Ibiza?) non sono mai venuta a trovarmi a Brixtonia, nonostante i numerosi inviti a cena. E come mai capisco il loro idioma pur non avendo mai studiato Ibizico (vedi sopra)??? La risposta è facile e anche un sempliciotto come me c’è arrivato dopo un paio di minuti. Gli Ibizici in realtà non esistono, l’isola è stata colonizzata dagli inglesi anni e anni fa. Proprio come un cancro, un’armata di Kev in Tracksuit spedita dalla regina ha pian piano eliminato fisicamente gli Ibizici tramite sacrifici agli dei inglesi e cannibalismo. Gli indigeni sono quindi stati rimpiazzati con altri tamarri anglosassoni. Questo genocidio è passato inosservato a tutte...

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Intervista a Pacifico (in onda domani!)

Eccomi di rientro, dopo aver trascorso una manciata di giorni divisi tra Laguna veneziana e Milano. Non voglio annoiare nessuno con le mie banali elucubrazioni sulla difficoltà di intraprendere un viaggio in aereo in questo periodo. Persino i voli “no frills” hanno trasformato l’autobus volante in una meta raggiungibile soltanto dopo ore di controlli, una sempre più esigente dose di pazienza e un pizzico di fortuna. Altro che “senza fronzoli”. Anyway, domani in diretta vi racconto le peripezie degli ultimi giorni. Intanto ci tengo a confidarvi che in Italia ho avuto il piacere di conoscere e intervistare Gino de Crescenzo in arte Pacifico. Talentuoso musicista alla terza prova discografica, Pacifico è anche un finissimo manipolatore della parola che ha prestato la propria capacità di scrittura ad altri grandi artisti – da Samuele Bersani a Gianna Nannini, passando per Adriano Celentano e molti altri! – producendo deliziose canzoni di successo. Schivo paroliere dalla voce intensa almeno quanto lo sono i suoi bellissimi occhi, ha condiviso con The Italian Job il suo originale percorso artistico. Questa chiacchierata – per la prima volta tutta in italiano! – andrà in onda domani. L’appuntamento, dunque, è come sempre da mezzogiorno. Vi aspetto, così come aspetto le vostre mail a gabriella@lifefm.org.uk A...

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ATTENZIONE!

La trasmissione di oggi va in onda in versione ridotta su SKFM, www.skfm.org.uk. Ci scusiamo per il disagio!!!!! Per ascoltare oggi The Italian Job, con l’intervista a Pacifico, sintonizzati da mezzogiorno sul sito di SKFM. La mia mail, invece, e’ sempre la stessa...

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Ode al re sole

Londra sotto il sole e’ un’altra cosa. E’ cosi bella, cosi colorata, cosi attraente… come resisterle? Sono giorni che passeggio per Londra, mi sento in vacanza, mi sento una turista, mi sento… felice! Passo (poco) tempo al computer ma dall’Italia ho portato parecchi nuovi dischi quindi venerdi mi raccomando, sintonizzati su LifeFM perche’ ce ne saranno delle belle… Tra le anticipazioni, una chiacchierata con Omar Pedrini. Imperdibile! Attendo richieste, commenti e domande per Omar come sempre a questa email> gabriella@lifefm.org.uk. Per il momento, torno al sole, finche’...

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Scaletta 22 Settembre 2006

Ecco i brani mandati in onda nella puntata di ieri, The Italian Job. A breve sarà disponibile il podcast della puntata, inclusa l’intervista a Omar Pedrini. Stay tuned! gabry x 1. TIZIANO FERRO Stop! Dimentica 2. CLUB DOGO Cani sciolti 2006 3. AFRICA UNITE Sotto pelle 4. JOVANOTTI Mi fido di te 5. ELISA & TINA TURNER Teach me again 6. RADIODERVISH Amara terra mia 7. CARMEN CONSOLI Maria catena 8. SAMUELE BERSANI La soggettiva del pollo arrosto 9. BARBARA CAVALERI Aria 10. GIANNA NANNINI Sei nell’anima 11. LIGABUE L’amore conta 12. CAPSICUM TREE Eleanor Rigby 13. SERGIO CAMMARIERE Nessuna è come te 14. NICKY NICOLAI E la chiamano estate (LTN MACHINE RMX) 15. GIANLUCA GRIGNANI Bambina dallo spazio 16. PLANETFUNK Laces 17. BENNATO & BRITTI Notte di mezza estate 18. ZUCCHERO Diavolo in me 19. FLAMINIO MAFFIA feat. MAX PEZZALI 1. OMAR PEDRINI Shock 2. OMAR PEDRINI La follia 3. OMAR PEDRINI Ragazzo non avere paura 4. OMAR PEDRINI Amore...

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Intervista a Manuel Agnelli (Afterhours)

Nonostante le numerose date realizzate negli Stati Uniti e in giro per l’Europa, ieri i mitici Afterhours hanno calcato per la prima volta un palco londinese (quello di The Fly su New Oxford Street, grazie anche all’energetica Emma!). Un sogno che si avvera per il cantante del gruppo Manuel Agnelli, che ha condiviso con The Italian Job quattro chiacchiere in inglese. L’intervista andrà in onda venerdì 29 settembre 2006 come al solito da mezzogiorno alle 2, nell’ultima puntata dell’appuntamento estivo. Ma The Italian Job ripartirà presto, anzi prestissimo, in una versione invernale decisamente più imbottita per affrontare le lunghe giornate invernali. Se vuoi mandarmi qualche richiesta speciale o qualche pensiero per l’ultima puntata, l’indirizzo è, come sempre, gabriella@lifefm.org.uk. A venerdì! PS se hai tempo, fai un salto su...

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Honi soit qui mal y pense

Dato che avevo la giornata libera, ne ho approfittato per vedere un’amica a pranzo. Bighellonare mentre il resto del mondo lavora è un’arma a doppio taglio: a volte mi assale una specie di depressione e mi sento inutilmente stanca, come un nuotatore impazzito che si sbraccia annaspando nella direzione opposta a quella di gara; altre volte assaporo la condizione privilegiata di non dover fare file, di non incrociare migliaia di sventurati pendolari sul mio cammino e di trovare sempre un posto libero, sia sul bus, che al ristorante o al cinema. Per l’incontro conviviale sono rimasta in zona e la scelta è caduta su un locale pseudo-francese di qualità accettabile. Poi, la mia amica, pressata dagli impegni, mi ha salutato in fretta e furia non appena terminato di pranzare e io ho deciso di restare a Greenwich a fare un pò la turista pelandrona. Dato che c’era un mercatino in via di sbaraccamento dietro la chiesa di St. Alfege, sono andata a curiosare tra i banchi semispogli e mi sono soffermata su quello di una tipa che nell’aspetto tradiva lontani trascorsi da figlia dei fiori. Tra una chiacchiera e l’altra, ho comprato un libricino di massime, pensieri e citazioni di personaggi celebri stampato a Londra nel 1905, una cartolina italiana -stessa epoca – del celebre Golfo con Vesuvio e pino marittimo, e una collana in vetro, effetto ametista (tutto...

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Scaletta del 29 settembre

Eccoci qui, le canzoni dell’ultima puntata di The ITalian Job, appena mandate in onda, assieme all’intervista a Manuel Agnelli. Tra poco sara’ disponibile la versione in podcast per poterla riascoltare, appena la metto su vi avviso… JETLAG feat. RAF E’ necessario NEFFA Il mondo nuovo COR VELENO Dillo un’altra volta GIANNA NANNINI Io JOVANOTTI Falla girare AMIR feat. NEFER Shimi (BASSI MAESTRO rmx) TILAK Evocazione/silenzio FRANCO BATTIATO Perduto amor DOTTOR LIVINGSTONE Tutto è relativo CAPAREZZA La mia parte intollerante MARCO PARENTE La mia rivoluzione PACIFICO L’incompiuta AFTERHOURS Bye bye bombay AFTERHOURS The thin white line AFTERHOURS Ballad for my little hyena LIGABUE Cosa vuoi che sia VERTIGINI Call me crazy RADIODERVISH Tu si na cosa grande VINICIO CAPOSSELA Moskavalza LUNAPOP 50 special PATRIZIA LAQUIDARA Agisce SIMONA SALIS Su chi mi praxidi L’AURA Una favola PIERO MAZZOCCHETTI Amore mio ELISA Electricity PLANETFUNK Stop...

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EXTRA EXTRA… READ ALL ABOUT IT!

Trovare lavoro come comparsa per televisione e cinema è il sogno di molti, riuscire a mantenersi con un lavoro del genere è un’utopia. Chiariamo alcuni punti. Lavorare come “extra” non vuol dire recitare. Un background artist non è un attore, ma una qualunque persona casalinga, studente, selfemployed, o comunque con un qualsiasi lavoro flessibile al punto da riuscire ad accettare last minute jobs per arrotondare lo stipendio. Non bisogna aver studiato recitazione per essere un extra, né tanto meno essere fotogenici. Basta essere persone comuni. Diventare una comparsa a Londra è relativamente semplice: bisogna registrarsi in una Casting Agency. Di agenzie di casting ce ne sono una valanga, ma quelle valide e con le carte in regola si possono contare su una mano. Per prima cosa tenete presente che la Casting Agency non vi chiederà né book fotografici, né tantomeno soldi “upfront”. C’è una registration fee annuale, in genere di £50, che verrà detratta dal tuo primo lavoro. Sarà poi l’agenzia stessa, al momento della registrazione, a farti due foto per il loro archivio, un primo piano e una a figura intera. L’unica difficoltà vera e propria è riuscire a registrarsi, in quanto registrano solo una volta l’anno e la domanda è alta. Una volta registrati poi, non pensate di venir chiamati subito per un lavoro, possono passare dei mesi, e in genere ti danno pochi giorni di notice....

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L’Estate Sta Finendo

L’estate sta finendo, e un anno se ne va. Sto diventando grande, lo sai che non mi va ah ah ahhhh. Continuano le citazioni degli anni ottanta, che fanno sempre la loro porca figura. Se pensate che nel post di oggi si parla di fine dell’estate come periodo triste, vi sbagliate di grosso. Io, infatti, a differenza dei Righeira, adoro l’autunno. Sono nato l’ultimo giorno d’estate e di conseguenza l’autunno è la prima stagione in cui ho vissuto e ho fatto le mie prime esperienze (niente di eccitante, le solite cose: pipì, ruttino e cosi via). E poi c’è quest’aurea poetica che pervade le giornate autunnali. Le foglie ingiallite che si depositano sui marciapiedi, le giornate che si accorciano, le prime piogge pesanti e la vendemmia. Quest’atmosfera malinconica stimola la mia fantasia e quindi penso che sarà un periodo prolifico sia per quanto riguarda il mio lavoro che per il mio blog. Purtroppo l’autunno mi rende anche abbastanza vulnerabile sotto il profilo sentimentale. È un paio di anni che per me l’inizio dell’autunno coincide con l’inizio o la fine di storie importanti. E quest’anno ero intenzionato a non farmi fregare. Il problema è che quando si parla di signorine la mia forza di volontà spesso vacilla e tutto va a finire a puttane (metaforicamente parlando). È un paio di settimane che mi sono imposto un rigido programma di disintossicazione...

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Londra dal secondo piano

“Magari c’e’ un posto libero nella prima fila?”. Lo penso sempre, salendo le scale dell’autobus che portano al piano superiore. Sono a Londra da piu’ di un anno e mezzo e non ho mai smesso di apprezzare un’ altra bella particolarita’ londinese, l’autobus a due piani. Vado sempre al piano superiore e guardo una bellissima citta’ scorrermi al fianco come dal balconcino di un teatro. Il caro autobus a due piani londinese si e’ evoluto col tempo: dopo la guerra cominciarono a diffondersi i vecchi Regent della AEC e Titan della Leyland che avrete visto in quelche vecchio film, quelli col grosso radiatore verticale anni trenta. Questi autobus avevano gia’ il frontale asimmetrico – con la cabina del conducente a fianco del cofano del motore – che divenne cosi’ famosa in seguito. Tipico era inoltre il sano spirito pratico che informava la vita prima dell’ossessione della “health and safety”: la parte posteriore era aperta e potevi scendere dall’autobus sanza essere, come oggi, tenuto in ostaggio nel mezzo di oxford street, in una selva di semafori rossi, la prossima fermata un lontano miraggio; potevi perfino – incredibile dictu – scendere o salire in corsa! C’e’ da tremare al pensiero che ci sia stato un tempo nel quale si lasciava al singolo la scelta di decidere, tutto da solo, se e quando qualcosa era pericoloso…. delle innumeri stragi che questa mentalita’...

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Vado al Massimo

Sono le 3 del mattino e sono seduto sul mio letto in un Hotel da qualche parte in Città del Messico. Non riesco più a dormire per via del fuso. Per me sarebbero le 9 del mattino e a questa ora sono solitamente in piedi. In genere la mia sveglia suona alle 8:30 ed il mio orologio biologico mi ricorda che dovrei già essere in metropolitana. La parte divertente è che sono praticamente esausto dopo 11 ore di volo. Era la prima volte che passavo così tanto tempo su un aereo e devo dire che non è un’esperienza positiva. Ranicchiato in una poltroncina in economy non sapevo proprio come riempire il mio tempo. Leggere? Ci ho provato ma la luce mi dava fastidio. Dormire? Ok, era un’opzione, ma dietro di me c’erano due tipi messicani che facevano un casino incredibile e che, complice una super dose di vodka lemonade, hanno iniziato a cantare tutto il loro repertorio in stile mariachi (andale, andale, arriba, arriba…). Fortunatamente per ragioni di sicurezza i chitarrozzi e i sombreros sono rimasti a terra. Ho anche provato a farli smettere. La prima volta da vero gentiluomo ho fatto notare che il tono dei loro stornelli era troppo elevato. Tutto ok per 20 minuti. Poi, dopo un altro paio di vodka lemonades, hanno ricominciato. La seconda volta gli ho spiegato con tono seccato che intendevo che...

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A raven cried “Croack” and they all tumbled down

Mercoledì mattina, il mio giro turistico parte dal Tower Bridge, opera geniale di ingegneria civile e di architettura vittoriana, in uno stile gotico-fantasioso, che fa un pò Disneyland. Piove e c’è un ventaccio freddo; con la fedele guida blu in mano, l’indice tra pagina 102 e pagina 103, l’ombrello inutilizzabile sotto l’ascella -tipo baguette – e il cappuccio del soprabito calato in testa, sembro il Gobbo di Notre Dame! Ho rimediato 2 ingressi gratuiti per la Torre di Londra, che infatti non avevo mai visitato prima, a causa dell’esoso prezzo del biglietto (quindici pounds), e, come un novello Aigor , attraverso trotterellando il ponte per incontrare un’ amica e proseguire con lei il giro turistico. La Torre di Londra è un complesso di edifici interessanti, tra i più antichi in città. Per certi versi si tratta di un medioevo ricostruito, ad uso turistico, con stanze ridipinte di fresco e re e giullari che vagano tra le mura addentando panini nell’ora di pausa. Al tempo stesso è un luogo che trasuda storia e tradizione, da un lato corone e scettri regali incrostati di diamanti grossi come uova e dall’altro celle umide e anguste, intessute di graffiti e disperazione. Qui, tra orgogliosi Beefeaters e corvi ben nutriti, che non possono e non devono volare via, le epoche si mescolano in un crogiuolo di stili diversi: finestre tudor, mura normanne, street-lamps vittoriane...

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Piccole cose

Lo stare in Italia per me ha il sapore delle piccole cose… dei piccoli piaceri… il calore della gente, il marmo rosa a Verona che si scalda al sole, il caffe’ fatto con la macchinetta a casa di mio padre, il giretto in moto sulle colline, il bicchiere di vino in piazza il sabato prima di pranzo… piccole cose… Mi piace ritornare a casa mia, in un paesotto nelle campagne del profondo nordest… mi piace tornare a quel ‘piccolo mondo antico’… mi piace camminare per quella strada che passa davanti alla chiesa di famiglia, alle case di nonne e zie fino all’ufficio di mia madre… mi piace il calore dei vacchietti con cui mi fermo a fare 2 chiacchiere… Un mondo con un sapore familiare dove ancora il dottore e il parroco vano a trovare la gente a casa, dove la sarta passa il pomeriggio a cucire a casa di mia nonna per figli, nipoti e bisnipoti… Un mondo di cui riesco ancora a sentirmi un po’parte, nonostante ormai abbia ben pochi amici rimasti li… eppure un mondo che ancora nn riuscirei ad accettare completamente, ancora non sufficiente a farmi pensare di tornare… nn...

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Guess Who’s Back

È ormai un mese e mezzo che non mi faccio più vivo e inizio a ricevere messaggi che mi chiedono se sono ancora un uomo libero o se sono stato rapito dagli alieni. La verità è che il lavoro mi tiene prigioniero in questo momento e che non ho una vita al di fuori del programma al quale sto lavorando. A dire il vero sto seguendo 3 progetti che mi hanno portato in giro per il mondo. Per le scorse 6 settimane, il Marziano World Tour ha toccato le sequenti città. Manchester, Città del Messico, Capulapan (Messico), Charlotte (North Carolina), New Bern (NC), Beaufort (NC), Greenville (NC), Boston (Massachusset), Provincetown (MA), Washington, Glasgow, Chester, Bristol, e Birmingham dove ho lavorato per quasi 3 settimane facendo avanti e indietro fra Londra e Birmingham ogni 2 giorni. Ho perso il conto degli aerei e dei treni sui quali ho viaggiato e degli hotel in cui ho dormito. Questo viaggiare ininterrottamente mi fa ripensare a un sacco di cose. In primis ho capito che non sarei mai in grado di essere una rock star. L’idea di dormire in un letto diverso ogni notte mi farebbe rabbrividire. Quindi ho ufficialmente archiviato i miei progetti di diventare il nuovo Keith Richards. Anche perché l’ultima volta che ho toccato sostanze stupefacenti ho dovuto sopportare un’abominevole emicrania per una settimana! Tuttavia sono sempre a disposizione delle...

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Very Punk Indeed.

In treno con noi, alla fine del concerto, c’è una famiglia. I genitori sono due persone normali, due quarantenni che vedreste il sabato pomeriggio al supermercato, con il carrello carico delle provviste per la settimana. La figlia avrà otto, nove anni. I capelli sono raccolti ai lati da due lunghe trecce; sopra sono incollati in una lunga cresta; nella maglietta campeggia la copertina del quarto album dei Rancid, LIFE WONT WAIT. Il figlio avrà dieci, undici anni. I suoi capelli, tinti di rosso, sono tutti sparati in aria; i pantaloni attillati hanno una fantasia scozzese a quadri, su sfondo colore rosso. Questa famiglia è un fenomeno. Immagino i loro genitori alla mia età, punk duri e puri con la passione per un gruppo appena emerso nelle scene musicali come perfetto erede dei Clash e dei Ramones. I Rancid. Forse anche loro si facevano le cassette con le compilation delle loro canzoni migliori. Forse anche lui li aveva fatti conoscere a lei. Forse anche lei li cantava durante i viaggi in macchina. Due ore prima il palco si oscura davanti a me, a pochi metri dalla transenna. Stuart è dietro. “Soon! Very soon!” non smette di dire. Poco prima scherzavamo su un tipo con la cresta rossa, il chiodo con gli spuntoni e gli anfibi pesanti. Abbiamo immaginato che all’uscita ci fosse la mamma ad aspettarlo in macchina, abbiamo immaginato...

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Molto Pittoresco!

C’era una volta, a Firenze, una pala d’altare dipinta da Frate Angelico nel lontano 1439 per la chiesa del convento di San Marco. La pala restò al suo posto per tanti secoli, rischiarata dalle candele e incensata dai riti quotidiani, finché un giorno, un francese di nome Napoleone, decise di condurre una campagna in Italia per conquistare “onore, gloria e ricchezze”. Il 29 giugno 1796 questo ventisettenne ambizioso giunse a Firenze, dove aveva anche uno zio canonico, e tra confusione, razzie e andirivieni di soldati, l’opera del frate Angelico fu smembrata in tanti pezzi diversi, che finirono assai lontano, in Germania e poi anche negli USA. Tuttavia, due di questi pezzi non si trovavano più e gli studiosi, consideravano la pala incompleta. Ma c’è un’altra storia. C’era una volta, in Inghilterra, una signora inglese, tale Jean Preston, che era molto colta e sapeva decifrare le scritture dei manoscritti medievali. Era talmente brava che negli anni Sessanta l’avevano chiamata a lavorare come curatrice per un’università della California. Mentre era laggiù, la signorina Preston pensò di fare un bel regalo a suo padre e acquistò due dipinti su tavola, di scuola italiana, raffiguranti dei santi monaci, dall’aria ascetica e meditativa. Il signor Preston fu molto felice del dono e quando morì, nel 1974, lasciò i due santi monaci ritratti su fondo dorato in eredità a quella sua figlia tanto studiosa e ispirata....

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THE MOST IMPORTANT MEAL OF THE DAY…

Adesso si che mi sento cambiata. E’ avvenuto l’impensabile. Rinnegatemi italiani se volete, vi capisco! Ho raggiunto l’apice dell'”inglesizzazione”. Non si tratta piu’ di scusarsi diecimila volte o di parlare perennemente al condizionale. Passi pure il restare incollati alla televisione di sabato sera per vedere X Factor, ma a tutto c’è un limite e vi do regione. E’ successo. Non voglio giustificarmi con voi, voglio solo tentare di farvi capire come sono andati realmente i fatti. Quasi mi vergogno a raccontarvelo, ma se ve lo confido magari mi sento meglio, giusto per togliermi il peso dallo stomaco. L’altra mattina… in cucina… per la prima volta…ho preparato un’English Breakfast. Pfuuuu. L’ho detto. Non fate quelle facce scandalizzate, lasciatemi spiegare. Non ho completamente abbandonato brioche e cappuccino, solo la brioche. English breakfast e cappuccino, ancora non ho avuto il coraggio di dirlo a mia mamma. Le cose sono andate così. Quella mattina mi sono alzata con una voglia matta di Scramble Eggs. Non leggete con quell’ aria sconcertata. Da quando ho mangiato per la prima volta scramble eggs, la mia concezione di colazione è stata completamente sconvolta. Volevo quelle uova strapazzate e, per risparmiare i £4 di spesa in un café, me le sarei preparate da sola. Consulto il mio ricettario di fiducia: Google. 1,740,000 risultati per Scramble Eggs. Scelgo la ricetta che mi ispira di piu’ tra le prime cinque...

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Saturday Morning Fever

Sabato. 9:30. Ho appena aperto gli occhi dopo una lunga notte in cui il mio sonno è stato interrotto svariate volte. Vivere a Brixton non è sempre un piacere. I miei vicini fanno più casino degli Osbournes quando Ozzy ancora si sniffava il Perù e purtroppo io ultimamente ho il sonno leggero. Un po’ come la principessa sul pisello. Ma molto più leggero. Inoltre la mia camera è un po’ fredda e stanotte avevo freddo. Anzi, sto ancora tremando. Nonostante abbia il gas a palla, non c’è verso di riscaldare la mia stanza da letto. L’unica cosa che sembra funzionare è un caldobagno DeLonghi che il mio padrone di casa mi ha lasciato in eredità. Ma ogni volta che lo accendo anche solo per 10 minuti, il mio impianto elettrico va in corto. Quindi, sto sinceramente valutando la possibilità di investire in una borsa dell’acqua calda. Ci sono ovviamente pro e contro. A dire il vero c’è un pro e un contro. Il pro è che eviterei l’assideramento notturno e il contro invece sta nel fatto che perderei parte del mio già discutibile sex appeal. A 28 anni non so se me la sentirei di dare l’ultima spallata al mio fascino. Borsa dell’acqua calda e calzettoni a letto sono legittimi solo dopo i 65. Non penso che nessuna donna, nel pieno delle sue facoltà mentali, si sognerebbe di passare...

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Sisons gritings ovvero sconsigli per gli acquisti

Ehi…ppsss….dico a te…. posso darti un consiglio? Su, lo so che hai un sacco da fare coi regali, ma in fondo il tempo di cliccare qui lo hai trovato, no? Be’, allora mi permetto, posso….? Dunque, il mio consiglio e’….. e’…… Dimentica i regali. Dimentica il famoso “stress natalizio” senza il quale, oggi, nessuno puo’ piu’ dirsi affermato o almeno occupato. Dimentica gli orribili babbi natale motorizzati che agitano i fianchi all’entrata dei negozi piu’ kitch, minacciandoti con il loro ossessivo “jingle bells”. Dimentica anche le piccole ipocrisie moderne, lo squallore della correttezza politica, i “season’s greetings”, visto mai qualcuno avesse un problema con “Merry Christmas”….. Lascia stare gli acquisti. Fermati un attimo, sorridi, e pensa. Pensa che qualcosa di enorme e’ accaduto. E’accaduto che io, te, tutti, siamo amati cosi’ tanto, siamo cosi’ al centro dei pensieri e delle preoccupazioni di Qualcuno, che Egli ha scelto di amarci nella maniera piu’ commovente, piu’ indelebile, piu’ totale: nascendo tra noi e morendo per noi. Nulla di cosi’ grande era mai successo prima, nulla di cosi’ grande e’ mai successo dopo. Alcuni lo hanno ritenuto un semplice profeta, altri ancora un truffatore e ciarlatano, oggi tantissimi lo ignorano o lo tengono al margine della propria coscienza, una non presenza ritenuta, se proprio se ne deve dare un giudizio (Dio, che imbarazzo…) discretamente “cool” ma sostanzialmente non percepita, come una maglietta...

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Miserie e fortune di un viaggio di Natale.

COOLNESS! Non ho altre parole per descrivere quanto successo ieri notte. E` stato un Natale infernale per noi migratori, lo sappiamo bene. Il mio volo Londra-Milano all’andata ha ritardato di 3 ore e ho perso la coincidenza per Cagliari. Mentre raggiungevo l’Italia mia madre ha prenotato, per sicurezza, un altro volo per la mattina dopo e la mia amica Giulia, a Milano, preparava un letto per accogliermi la notte. Alla fine mi sono inserito nella lista d’attesa del volo successivo e alle 20:30 sono finalmente atterrato a Cagliari, dove una schiera di parenti, estatici all’idea di riavermi a Natale dopo tre assenze consecutive, compilava la lista delle “ piu` stupide domande da fare a chi vive a Londra.” Disagi procurati: 90 euro persi per il biglietto mai utilizzato. Le ultime parole famose: “Stavolta faccio scalo a Milano perche` almeno mi rilasso e non passo ore in autobus come farei con la Ryanair.” (con la Ryanair avrei fatto Stansted-Alghero + quattro ore di autobus per arrivare a Cagliari.) Ieri. All’aeroporto di Cagliari il volo Cagliari-Roma e` in ritardo di un’ora. Don’t worry Gigi, hai un’ora e mezzo di tempo per beccare la coincidenza. In realta` l’aereo parte dopo un’ora e un quarto, ma ce l’avrei fatta comunque e in aereo sono abbastanza rilassato per finire un cruciverba consigliato “ai soli tenaci”. Non cosi` rilassato per iniziare a leggere “Ninna nanna”...

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back to london

La mia brevissima parentesi natalizia in quel di Roma è ormai un lontano ricordo. Il cielo terso, il clima mite, i tramonti tardivi, i presepi, le cupole barocche, i ravioli e il pan giallo hanno rappresentato sapori e colori unici, così impensabili ora, che mi sembra di aver sognato. Qui in terra angla piove, tira vento e il buio scende implacabile già alle 4 del pomeriggio. L’appetito è spento e si torna al lavoro, con tante facce gentili e sorridenti, che non possono capire. Per fortuna, la piccola comunità di SE4 è un approdo sicuro per i malesseri dell’emigrante, basta poco per ritrovare il proprio baricentro...

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