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Il signor party di Mr Nick Costa.

Fino alla settimana scorsa Nick Costa era uno dei manager del negozio. Molte le voci mi sono arrivate da chi lo ha conosciuto: chi ne parlava bene, chi ne parlava male, chi ne parlava così così. Io, nel mio cantuccio di tre metri quadrati in cui dimostro il mio giocattolo, ho sempre pregato Santa Diana Spencer di non offrigli spunto tanto di un rimprovero, quanto di qualsiasi bottone da attaccarmi. In sette mesi il mio rapporto umano con Nick si è tutto centrato in un pollice alzato e nel suo saluto: “Are you all right?” Venerdì ha festeggiato nel locale Digress il suo ritorno in Australia. Io c’ero e per l’occasione mi sono tagliato i capelli, sbarbato di mattina e ho indossato la camicia, premurandomi di piegarla bene all’interno dell’armadietto. Giacca di velluto marrone, camicia verde a maniche corte, jeans e All Star rosse: un figurino. Finisco di lavorare alle cinque e mi dirigo subito nel locale, dove mi unisco alla tavolata con parte del mio piano (Simon, Zamir, Tam, Tina) e altri tra manager e semplici aiutanti. Quando Nick Costa mi vede ha due bicchieri in mano, ne poggia uno sul mio tavolo e non capisco; poi mi porge la mano e allora sì, poggio io il mio bicchiere e gliela stringo. Alle otto il negozio chiude e il locale si popola di Hamleys staff. Alle nove ci...

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Di come la Regina convocò Dylan Dog a Buckingham Palace.

Due giorni fa mi squilla il cellulare. “Hello” “Hello Gigi, it’s Elizabeth. I read in your site that you bought Silent Hill 4, for Playstation 2. I’ve just finished Prince of Persia, a piece of cake. Can you lend me yours?” “Yes, it’s all right, but Silent Hill is very graphic and scaring, more than Prince of Persia. It’s about ghosts and monsters, full of blood and stuff.” “Is it a problem? I get used to my son in underwear. Do you think there is anything more scaring than that?” “No, definitely! Ahahaha! “You see. I’m waiting for you Gi.” Due ore dopo lascio Silent Hill alla solita guardia: “Hi brot, this is for Elizabeth.” “Aiuduing man?” “Not too bad. You?” “Tired. Do you need people in Hamleys?” “We are looking people for Christmas.” “Well, please give them my CV.” “Sure.” Due sere dopo mi chiama Carlo e con voce concitata mi dice: “Gigggi! Gigggi! My mother got crazy!! She screamed all the night and now she sees ghosts and monsters everywhere in the palace.” “What?” “Yes, she tried to hit me with an hammer today. She thought I was a monster.” “I’m coming.” Quando arrivo a Buckingham mi conducono subito nella camera di Elisabetta, completamente illuminata da candele bianche: una vestaglia verde, una collana d’aglio intorno al collo, un crocifisso ed un medaglione appesi al polso, gli occhi...

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PAOLO MIGONE

Rapporto di coppia, matrimonio, vita da single, angosciosi viaggi all’IKEA (guai a voi se leggete aikia perche’ dalle “nostre” parti si chiama LLIHEA), situazione politica italiana (che e’ la stessa di quando ce ne siamo andati), conduttori televisivi (che sono gli stessi di quando ce ne siamo andati), veline e calciatori (con lo stesso IQ di quando ce ne siamo andati) e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Questi sono stati i temi toccati mercoledi scorso a Spitalfields da Paolo Migone. Comicita’ semplice e genuina in ambiente intimo e casereccio. Un grande comico, un piccolo palco, tanta voglia di ridere. Per poco ho creduto di essere in Toscana. Ricordi di giornate estive trascorse nella provincia livornese, da Calafuria alle famose “spiagge bianche”, dove grazie agli scarichi della fabbrica Solvay sembrava di essere ai Caraibi. Ricordi di risate leggendo il “Vernacoliere”, settimanale umoristico livornese, e la voglia di comprarlo alla prossima occasione. Un Paolo Migone in ottima forma, che ci ha allietati per piu’ di due ore. Anche la manager inglese del locale e’ salita per dare un’occhiata. Incuriosita dall’eco di risate italiane, si e’ messa in un angolo e non se ne e’ piu’ andata. Non ha capito neanche una battuta, ma ha seguito il mimo di Paolo e ha riso con gli altri. Bella serata, penso tutti si siano divertiti, Migone per primo. Chissa’ se tornera’ a...

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Visita a Freddie Mercury

Esco dalla stazione di High Street Kensington. Giro a sinistra e percorro High Street Kensington Road fino ad un incrocio dove i negozi finiscono e si apre il cancello di Holland Park. Giro ancora a sinistra e percorro Earls Court Road fino a trovare una stretta e anonima via sulla destra: Logan Place. La attraverso tutta, tra case monofamiliari e piccoli condomini interrotti sulla fine da un lungo muro che chiude una villa in stile edoardiano. La casa di Freddie Mercury. Mi piazzo davanti al cancello verde, leggo la miriade di scritte con cui lo hanno devastato; chi si è risparmiato lo scempio del cancello ha scritto sul muro; chi dotato di buon senso ha invece preferito dedicare il suo pensiero sul marciapiede. Mi piazzo sul lato opposto della strada e concludo il mio pellegrinaggio in religioso silenzio, con una canzone dei Queen in opzione Repeat sull’Ipod. Da lì si nota a malapena il terrazzo del primo piano, il resto coperto dall’alto muro e dagli alberi. Ho iniziato ad ascoltare i Queen a 12 anni, quando nella mia vita Londra rappresentava solamente lo sfondo dell’improbabile amicizia tra Tim, John e Carol, ragazzi le cui vicende e dialoghi, nel libro d’inglese New Communication Task, dovevano servire a migliorare l’inglese di una classe di teppistelli e pensosi cervelli come me. Fu lì che familiarizzai con la tipica casa inglese, con le...

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A WILD SIDE OF THE CITY

Come la maggior parte di voi sapranno Londra e’ infestata da volpi e scoiattoli. Quando vivevo a Waterloo venivo regolarmente terrorizzata dalla “old & harmless local fox” che vagabondava in cerca di cibo. Un giorno la trovai davanti al portone di casa, non aveva nessuna intenzione di farmi passare. Dicono che le volpi siano innocue, lo credevo anch’io. Molly era una vecchia South Londoner Fox e aveva vissuto gran parte della sua esistenza in SE1. L’avevo vista diverse volte, ma sempre intorno a cassonetti, mai di fronte a un portone, soprattutto non davanti a quello di casa mia. Mi avvicinai per spaventarla, lei non si mosse. Mi avvicinai ancora un po’, pensando ‘avra’ piu’ paura lei di me… DEVE pur aver paura dell’uomo…’ Anche molly si avvicinava verso di me, lentissimamente, ero terrorizzata e se ne era sicuramente accorta. Non ridete perche’ la situazione era piu’ che seria! Erano le due di notte (o del mattino?!?) e sotto casa c’eravamo solo io e la volpe, come in un duello Western. Molly mi fissava negli occhi, senza paura apparente, testa lievemente abbassata, con un orecchio su e uno piegato a meta’. Anch’io la fissavo, ma soprattutto fissavo quell’orecchio mezzo piegato. Non ho mai capito cosa volesse dire; a tutt’oggi mi domando se fosse un segno ostile o meno. Quel giorno vinse Molly. Dovetti aspettare l’arrivo di una macchina per spaventarla....

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Sarebbe Halloween, ma sembra già Natale.

Mancano pochi giorni ad Halloween, ma da Hamleys si respira clima carnevalesco già da inizio mese: maschere, parrucche, trucchi e calderoni hanno invaso ogni piano, Brett gira per il negozio vestito da Dracula, Soley è un’adorabile strega, Mirka ha un ragno attaccato alla schiena e Diana, come molti tra dimostratori e commessi, indossa un cerchietto con due corna rosse. Oggi Stuart mi passa un flyer, l’invito ufficiale all’Halloween Party che ogni anno viene organizzato tra i ragazzi del negozio; a fine serata si eleggerà la migliore maschera e la migliore coppia: io non so come mi vestirò, non so con chi farei coppia e a dir la verità non so neanche se ci andrò. Ma oggi ho iniziato a respirare seriamente l’atmosfera natalizia, quella che in Italia ho sempre visto manifestarsi dai primi di Dicembre, quando si iniziava a sentire la musichetta Bauli alla televisione, le strade si illuminavano di lucette e con gli amici si facevano le prime proposte per un Capodanno dignitoso. Il negozio inizia a presentare intasamenti in zona scala mobile; volevo salire al quarto piano dall’interno, ma un grumo di gente rallentava l’ascesa e quindi ho usato le scale dello staff. Tra due mesi so che i grumi si formeranno in Regent Street e le guardie avranno il duro compito di dosare le entrate a seconda della situazione all’interno, che più o meno sarà come...

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perche’ riesco a scrivere nel blog di max?

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Benvenuti in Paradiso. Su un depliant di una cittadina, poco più che un paese, vicino a Siracusa, c’è scritto, in un corsivo vagamente gotico ed accattivante, Benvenuti a Cassibile. Ci sono delle foto di posti magnifici, Spiagge color alabastro affollate di turisti, un duomo antico in marmo rosa e vedute spettacolari di grotte e percorsi lussureggianti di macchia mediterranea. Questo paese ebbe anche un momento di “gloria” nella storia italiana, quando il 3 settembre 1943 vi si firmo l’armistizio e la fine delle ostilità in Sicilia tra Alleati ed Italiani. Ma Cassibile, purtroppo, non per volontà sua, non è solo questo, è un esempio dell’Italia che non funziona, un esempio di cui si preferisce evitare di parlare. Tutti gli anni, dall’inizio della primavera a luglio, si stabiliscono a Cassibile centinaia di immigrati. Ad attrarli è la possibilità di trovare lavoro come braccianti. Ce ne sono di tutte le categorie: regolari, cioè dotati di permesso di soggiorno, e irregolari. Ci sono anche parecchi ‘richiedenti asilo’, cioè immigrati che hanno ottenuto il permesso di soggiorno provvisorio nell’attesa dell’esame che servirà a stabilire se meritano il riconoscimento dello status di rifugiati. In base alla legge i ‘richiedenti asilo’ non potrebbero lavorare perché lo Stato già bada a loro, ma il sussidio è così misero e sporadico che quasi tutti lo fanno. Come è facile immaginare, questo massiccio afflusso di immigrati-braccianti crea seri...

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La grande fuga

Era condannato a nove mesi di reclusione ed è fuggito ma non da un carcere, dalla sua fidanzata. Sembra una battuta o una storia goliardica di quelle che si inventano al bar, tra amici, tanto per farsi due risate ed invece è tutto vero. Lui è un algerino di 24 anni, si chiama Amhed Salhi e stava scontando una condanna di nove mesi agli arresti domiciliari perché fermato ripetutamente come clandestino. Lui e la ragazza vivevano insieme nell’abitazione di lei a Ferrara. Sabato mattina la decisione, dopo l’ennesimo litigio, di fuggire. Ha preso un treno per Piacenza ed alle 9 di mattina si è presentato in Questura per costituirsi. Ad ascoltarlo, esterrefatti, gli agenti della squadra mobile locale che si sono sentiti raccontare di una fidanzata impossibile. Alla fine la singolare richiesta: quella di aprirgli le porte della cella, chiuderlo lì per nove mesi e scontare così la pena. In carcere. Secondo Amhed, molto meglio che trascorrere tutto quel tempo con quella ragazza. “Ma con tutte le città che ci sono fra Ferrara e Piacenza perchè proprio qui vieni a farti arrestare?” hanno chiesto ancora quelli della Mobile. “Beh – ha risposto – a Piacenza ero già stato arrestato una volta e mi sono trovato molto bene. Quindi…” E il giudice lo ha accontentato: al termine dell’udienza, Salhi è stato condotto nel carcere delle Novate dove trascorrerà il periodo...

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L’affascinante mondo delle QUESTION TAGS

Si chiamano Question Tags e la grammatica inglese le descrive come “mini-questions that we often put on the end of a sentence in spoken English”. AVETE CAPITO DI COSA SI TRATTA, NON AVETE? Le Q. T. sono piccole domande poste alla fine di una frase al fine di rafforzarla, da coniugare nella forma (positiva o negativa) opposta alla frase che si vuole rafforzare. In italiano si rende con l’epilogo “non è vero?” oppure “non pensi? o peggio con “sbaglio?”. Possono anche essere usate come commento ad una frase, ma nella stessa forma (positiva o negativa), e col significato italiano di “davvero?”. In quasi un anno a Londra ho apprezzato Q. T. di ogni tipo, dal presente al condizionale passato; la più comune di tutte la uso ogni giorno a lavoro, per promuovere il giocattolo: “IT’S COOL, ISN’IT?” State pensando che questo articolo si risolvi in una lezioncina di grammatica, non state? Invece no, voglio solo rendere in italiano una normale conversazione tra inglesi e far capire quanto grottesco sarebbe nella nostra lingua, per la diversa abitudine che abbiamo nei rafforzativi, l’uso delle Q.T. inglesi. Esempio: “Ciao Carlo, fa caldo oggi, non fa?” “Hello Charles, aiuduing? It’s hot, isn’it?” “Sai Gigi, ieri sono andato al mare.” “Gigi, yesterday I went to the beach.” “Sei?” “Did you?” “Si. C’era molta gente nel negozio, non c’era?” “Yes. There were a lot of...

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UP IN THE CLOUDS

Sono sola in ufficio da un paio di giorni e a stare da sola per cosi’ tante ore in un piccolo ufficio, a un ultimo piano, ti viene da pensare. E ho pensato molto in questi due giorni, era da non so quanto che non lo facevo. Dal primo di novembre, dopo due mesi “sabbatici” trascorsi a scrivere e a giocare a fare l’attrice, ho ricominciato a “lavorare”. Per me era il primo giorno di lavoro, in Italia era “bank holiday”, ricorrevano i morti. Lavorero’ per Richard Corrigan per almeno tre mesi, una nuova avventura, una bella ma dura esperienza, tantissime ore di lavoro. Corrigan e’ uno chef irlandese molto conosciuto, proprietario di un Michelin Star Restaurant e protagonista di una rubrica culinaria della BBC. Lasciato da parte il mondo del cinema, ho quindi riabbracciato quello del catering. Primo pensiero: si stava meglio quando si stava peggio. Secondo pensiero: certo che una stufina me la potevano anche lasciare. Terzo pensiero: a che ora e’ la pausa pranzo? Dall’unica finestra vedo le fondamenta del palazzo di fronte. Non ho ancora capito se e’ gia’ in costruzione o se stanno finendo di demolirlo per ricostruirlo. Prima o poi sara’ un centro commerciale, forse il piu’ posh di Regent Street. Primo pensiero: lavorero’ ancora qui quando sara’ finito? Secondo pensiero: saro’ ancora a Londra? Terzo pensiero: ci comprero’ mai qualcosa? Tra un...

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Apologia del Pollo Fritto.

Scriveva Apicio nel terzo libro del suo De Re Coquinaria: “Pollus frittus est plus bonum si cocinatus in borgo scapestrato, multo cum olio et multa cum sporcitia.” Dall’Antica Roma a London City, il segreto del perfetto pollo fritto è passato in un piccolo paese del Kentucky, dove il Bill Gates dei pollai, il Berlusconi delle friggitrici, scoprì come una coscetta impanata potesse rivoluzionare il mondo. Aprì così la catena KFC, ossia Kentucky Fried Chicken, l’impero miliardario che rappresenta per i polli quello che Annabella rappresenta per i visoni, o la Walkers per le patate. L’idea del pollo fritto fu talmente brillante che decine di piccoli imprenditori londinesi decisero di tentare la propria strada nel business della coscetta unta e impanata: Tennessee Fried Chicken, Sam’s Fried Chicken, Carolina Fried Chicken, Cottage Fried Chicken, Perfect Fried Chicken, solo alcuni nomi visibili nelle insegne di quartieri colonizzati da mediorientali. Con meno frequenza, per fortuna, si vede nelle insegne il tristissimo disegno di un pollo sorridente, con l’artiglio della zampa a fare OK, come a dire “Sì, scavezzatemi il collo, poi spiumatemi bene, toglietemi qualche budella e tagliatemi tutto. Non vedo l’ora di entrare impanato nell’olio bollente!” La realtà del pollo-biz nasconde in realtà risvolti molto profondi: il pollo fritto londinese è una vera e propria filosofia di vita, come la Nutella italiana per intenderci. Ecco alcuni dogmi fondamentali di questo credo: –...

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RiCorDi

eco di un tempo… passato, nn lontano, torna prepotente… viene proiettato in avanti nel tentativo di anticipare quello che sarà… ricordi… ricordi di emozioni inchiodati per poter essere ricordati… atmosfere di un tempo che era e forse nn sarà… “Uscendo da Spirit alzò il bavero della giacca per ripararsi da un vento fastidioso che soffiava sulla strada, diede un occhiata veloce alla via e si diresse verso Sansbury’s alla ricerca di una cena… Tooting quella sera, come ogni altra sera, appariva come un insieme di colori, lingue e religioni sconosciute… lungo Garrat lane ristorante libanese, internet point coreano, caffè cubano, lavanderia cingalese e via cosi fino al ristorante indiano su, in fondo alla via… prese una sigaretta dalla giacca se la accese e aspirò la prima boccata, erano ormai quasi due giorni che quel maledetto raffreddore sembrava essersi calmato e tutto sommato era dell’umore giusto… Una volta presa la cena prese la direzione di casa, ripassò di fronte alle vetrate del pub, buttò uno sguardo all’interno e vide P., D. e M. ancora seduti al tavolo, circondati da un buon numero di pinte ormai vuote… si chiese se stessero parlando di lui visto che per la prima volta aveva abbandonato il gruppo per primo e che quella sera non era stato di grande compagnia. Arrivato davanti alla porta di casa, mentre cercava le chiavi, buttò uno sguardo attraverso il...

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Sui discutibili interventi nel quartiere

Il Mornington Centre, ospitato in un grande edificio scolastico vittoriano dalle cupole orientaleggianti, e’ un luogo di eccellenza per l’educazione degli adulti e offre numerosissimi corsi di arte, psicologia, informatica, lingue, cucina, giardinaggio, musica, inglese per stranieri, sostegno ai disabili, educazione fisica e training per insegnanti. Io stessa vi frequentai 2 estati fa un workshop di incisione e stampa e mi trovai benissimo. Ora il council di Lewisham ha deciso di chiuderlo ad aprile 2006, (ufficialmente per ospitare gli alunni di due scuole elementari in restauro fino al 2008) e trasferire l’80% dei corsi in una struttura in Granville Park, che pero’ non e’ adeguata sufficientemente ad accogliere gli studenti disabili. L’esponente dei Verdi, Romayne Phoenix, ha anche aggiunto che esiste un forte rischio che l’edificio vittoriano nel 2008 non sia piu’ restituito alla sua originaria funzione, ma venduto a privati per essere riconvertito in appartamenti di pregio e uffici. Sempre lo stesso council ha annunciato che demolira’ il Ladywell Leisure Centre (l’unica struttura comunale che offre piscine, saune e spazi ricreativi) nel 2007 per rimpiazzarlo con una scuola media. Si progetta di riscostruire un nuovo leisure centre da qualche altra parte, non prima del 2010. Ogni giorno centinaia di persone, tra cui giovani atleti, studenti, famiglie, pensionati e persone che hanno bisogno della piscina per scopi riabilitativi, usufruiscono del centro. Dove dovrebbero andare nei prossimi anni? Faccio notare...

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oTtoBre 2005… un nuovo inizio…

Esco dalla metropolitana insieme a una bolgia di gente… stanco e accaldato, davanti alla statua giro a sinistra… e’ sera, la via e’ come al solito un calderone di gente, colori, negozi, odori… a tracolla ho la borsa con computer, articoli di riviste scientifiche, la mia tesi, i calzini di Hegel (il mio nuovo libro) e la classica stecca di sigarette, presente nel bagaglio di qualunque italiano decida di vivere a Londra. La mia mano destra trascina sulle rotelle un’enorme valigia che pesa quanto me… Inizia un nuovo capitolo… penso a quando ho visto questa strada per la prima volta, una sera, + di un anno fa… come stavo, cosa pensavo di trovare, cosa nn pensavo di perdere… avevo la stessa borsa, ma quella volta pioveva pure… oggi no, oggi fa caldo, c’e’ chiaramente stato il sole tutto il giorno. Penso a quando questa stessa strada mi ha visto ripartire per tornarmene in Italia, quando nn pensavo che sarei tornato a vivere qui. E invece… You get stuck in London, you can’t get away… this is what they usually say Non lo so dove mi portera’ questa strada questa volta… so che l’ho scelta, so che ancora, fermo nn riesco a stare, so che sara’ dura… so che sara’ indimenticabile… Trascino la mia borsa, anzi le mie borse… sotto la scritta St. George’s Hospital si aprono le porte scorrevoli,...

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L’istinto regrettoso degli inglesi, ovvero come scusarsi per nulla e chiedere dieci volte al giorno “You all right man?”

Uno dei palliativi a certe giornate uggiose e fredde, specie in quelle che sembra sera anche alle 10 di mattino, è la simpatia con cui la città condivide il sonno della mattina, la stanchezza della sera e qualsiasi tipo di malumore. Si parla della simpatia intesa come compassione, partecipazione al dolore altrui; l’altra simpatia, ossia la tendenza a suscitare il sorriso, è un filo sottile che solitamente si denomina umorismo inglese e che è facilmente ritrovabile nel 90% delle pubblicità inglesi. Prendiamo per esempio quella parolina che in una giornata qualunque, intendo giornata scandita da andata e ritorno in metropolitana e camminata per qualche via mediamente affollata, ci si sente rivolgere almeno tre volte: SORRY. Prendiamo la situazione tipica da SORRY inglese: io cammino in mezzo alla folla, una persona incrocia il cammino senza toccarmi e, come ovvio, rallenta di poco il mio passo, ma tanto basta per scatenare l’istinto regrettoso: “SORRY” Il minimo motivo per sentirsi in colpa in Inghilterra è camminare e incrociare il percorso di qualcun’altro. Ma il meglio mi è capitato in negozio. Esco dallo spogliatoio a razzo, una ragazza attraversa il corridoio, io le passo di fianco senza rallentare, lei mi nota e…”SORRY”. Ho pensato: “Perché, dimmelo perché ti senti in colpa? Stai solo camminando, io sto solo uscendo, non mi hai dato nessun pestone, che bisogno c’era?” Ma se tanto dava tanto, giocando...

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Un cambiamento epocale

Le ultime ordinazioni alle 22.30, gli ultimi drinks alle 23.00. Dopo una ventina di minuti circa, si chiudera’ il locale, si ramazzeranno i bicchieri, si smorzeranno le luci… e 40 minuti dopo, si riapriranno i battenti! Per i pubs, clubs, enoteche e wine bars che aderiscono alla 24-hours licensing law sara’ la chiusura piu’ breve della storia. Si calcola che 5.000 esercizi nella sola Londra siano pronti a servire alcool oltre la mezzanotte. Il provvedimento, davvero epocale, ha scatenato infuocate polemiche. C’e’ chi ritiene che una legge piu’ liberale limitera’ il consumo di alcolici, chi invece pensa che aumenteranno a livelli esponenziali ubriaconi, disordini e crimine. Per segnare la svolta, il sindaco di Londra ha autorizzato una proroga di un’ora nei servizi di trasporto della metropolitana il venerdi’ e il sabato sera. I treni della Tube partiranno un’ora piu’ tardi il sabato mattina e con orario normale la domenica. Il quotidiano Evening Standard ha pubblicato oggi i risultati sorprendenti di un’indagine effettuata tra i suoi lettori. Solo il 48% e’ d’accordo con la nuova legge, il 78% non ha protestato per l’apertura prolungata di locali sotto casa e il 47% afferma che approfittera’ immediatamente della possibilita’ di sbevazzare fino a...

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Genio e sregolatezza

George Best, uno dei piu’ grandi e carismatici giocatori nella storia del calcio e’ morto a 59 anni, perdendo la sua lunga battaglia contro l’alcolismo. Best e’ deceduto oggi pomeriggio, alle 12.55, al Cromwell hospital di Chelsea, dove era ricoverato dal 1 ottobre. Il Manchester United ha tributato a Best il suo ricordo con queste parole: “Il piu’ grande giocatore di tutti i tempi. Naturalmente atletico, forte, sicuro e baciato dal genio, la sua carriera fu una delle piu’ fulgide della sua generazione. Le sue virtu’ furono leggendarie. Per i goals, il dribbling audace e tutti i meravigliosi ricordi, il Manchester United e le sue legioni di fans nel mondo agli saranno sempre grati. Proviamo un grande senso di perdita, ma il suo spirito e il suo talento vivranno...

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PLAYING BEING A SONGWRITER

Was it the beginning or the end? I wasn’t sure to understand. Looking down for a while I thought “I’m gonna cry”, But a jingle from one side Made me look up for one night And instead I laughed and smiled. Then I walked away from there, Concentrating on who you were, Trying to figure out your words And their meaning in my world. Endless efforts to fade it out, It’s just a memory and I wanted to shout. Not to put ourselves on show, But for everyone to know. So I was about to cry, To cry out why you lied, Why you lied with so much passion, All our feelings in discussion. Then I looked up in the sky And again I laughed and smiled. In teoria volevo scrivere un testo per una canzone, in pratica e’ venuta fuori questa… Comunque sono solo al primo tentativo… Prima o poi ci riusciro’, I’m confident! Help me...

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RapIdE

sul finire della giornata… quando ormai fuori e’ buio… ( a ben vedere e’ buio da almeno 2 ore!!)… passo da hoochy… … argomenti sul tappeto… … sono tornato in modalita’ orso dopo aver avuto per qualche gg C. in visita… e’ sempre bello ritrovare vecchi amici… so che cosa sta passando, schiacciata tra una fine e un nuovo inizio ma ancora nel “limbo” tra le due cose… abbiamo passato qualche giorno tra passeggiate, mercatini… paure e speranze confessate… ho ritrovato sospiri e sorrisi che sono stati con me qualche tempo fa… anche se per lei e’ probabilmente un po’ + tosta… la sua permanenza e’ caduta perfettamente tra una gita a Parigi (pranzo di natale del laboratorio) e quella di ieri a Calais (quest’ultima motivata dalla semplice idea di andare a comprare qualcosa oltre confine)… quindi oggi primo giorno intero in lab… ritorno alle mie piante/batteri e sudate carte, ma ovviamente anche ritorno a mail/blogs e affini… rispondo…. rispondo dopo giorni… rispondo a chi mi scrive per “lavoro”, a chi si chiede come sto… a chi mi aggiorna su evoluzioni amorose… gia’… la solita storia… le solite storie… storie belle, semplici, equilibrate e serene…(vuote?)… forse giuste, forse solo dettate dalla paura di volare… o altre storie, storie che travolgono… logorano… che ti portano sulle rapide su e giu… storie di lacrime e grandi risa… beh, io so che...

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Caro Babbo Natale, quest’anno penso che ho fatto da bravo…

Caro Babbo Natale quest’anno penso che ho fatto da bravo. L’hanno scorso mi hai regalato un biglietto d’aereo per Londra di sola andata e sono stato talmente bravo che non ho ancora comprato quello di ritorno. Forse lo comprerò quando sarò grande. A lavoro sono sempre puntuale e talvolta inizio anche prima. Un giorno ho addirittura saltato la mia pausa pur di lavorare! Ogni tanto do qualche moneta agli uomini poveri. Loro alzano sempre lo sguardo per ringraziarmi e mi augurano tanta fortuna. Un giorno un signore mi ha fermato per strada perché la sua macchina non aveva più benzina e voleva soldi per comprarla. Io gli ho dato una sterlina. Lui voleva di più, diceva che me li avrebbe rispediti a casa, io gli ho detto che non avevo altro, ma era una bugia. Mi hanno sempre detto che c’è gente cattiva e non bisogna mai fidarsi di nessuno. A casa pulisco sempre i piatti subito dopo che mangio e lavo anche il pavimento. Oggi ho sgrassato anche il forno. Nessuno me l’ha chiesto, ma ne avevo voglia. A lavoro non dico mai che il mio giocattolo è il più venduto nel negozio, perché sarebbe una bugia. Non dico neanche che è il più figo, perché sarebbe una bugia. Un giorno un cliente mi ha chiesto consiglio per un giocattolo per suo nipote e io gli ho consigliato...

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Si apre oggi la rubrichetta “Dio li Benedica”.

Apro una rubrichetta riservata al sito ItalianiaLondra, dedicata a tutti quei personaggi che ci allegeriscono le giornate. Inauguro la rubrichetta “Dio li Benedica” con i primi due, se qualcuno vuole contribuire mi può postare i suoi e io inoltrerò tutto con rispettivi dedicatari. Ok, let’s start! C’è un assistente della metropolitana che ho trovato varie volte, oggi compresa, nella stazione di Victoria. Mentre il treno arrivava ha preso il suo microfono a scatoletta e ha iniziato il suo show: “Laaaaadies and Gentleman, this is the Viiictoria Line, Viiictoria Line…” A parte la cadenza da dj, quando ha iniziato a camminare in maniera un pò così…stilosa, ho pensato subito “God Bless Him!” Il secondo personaggio è il porter di Dickins and Jones, a Regent Street. E’ un signore di colore, vestito in uniforme, gentilissimo con i turisti che chiedono informazioni e impeccabile in quella che è la sua professione. Ispira simpatia a pelle, specie quando si leva il cilindro in segno di saluto. Dopo dieci mesi che gli passo davanti sarà il caso che mi presenti e sottovoce gli dica “God Bless...

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Il dolce perfetto…

Al Christmas Pudding è dedicato un passaggio del bel romanzo di Dickens “A Christmas Carol” (Canto di Natale) in cui nella povera casa della famiglia Cratchit si riesce a fare festa anche con un piccolo Plum Pudding: Un’enorme quantità di vapore! Il pudding era uscito dalla pentola di rame. Un odore buono, come di bucato! Quello del panno [ il sacchetto del pudding ]. Un profumo come quello di un ristorante e di una pasticceria messi uno di fronte all’altra, e con una lavanderia giusto a fianco! Quello era il pudding! In meno di un minuto la signora Cratchit entrò accaldata, ma sorridendo fieramente, con il pudding. Era come una sfera di cannone, così duro e fermo, ardente per metà di brandy infiammato e con l’agrifoglio di Natale piantato nella parte superiore… Secondo la tradizione inglese il Christmas Pudding va preparato all’inizio dall’Avvento. Bisogna che ci sia tutta la famiglia, infatti ognuno a turno deve mescolare gli ingredienti ed esprimere un desiderio. Bisogna anche procurarsi delle monete, di diverso conio, che vanno avvolte nella carta d’alluminio e inserite nel pudding. Porteranno fortuna a chi le troverà il giorno di Natale. Il pudding richiede una lavorazione e una cottura molto lunghe, perciò la maggioranza degli inglesi si affida oggi alle versioni già pronte in vendita nei supermercati. Per chi si volesse cimentare o fosse semplicemente curioso, gli ingredienti per il...

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Rubrica “God Bless Him” (2)

Cannonau chiede questa benedizione: Rappresentante alle vendite del Big Issue di Berkeley Sq. – Al momento vestito da babbo natale mi allieta troppo la giornata mentre mi accingo ad entrare in ufficio, gli ho comprato due numeri e gli ho chiesto cosa vuole per natale…’un cagnolino stile Paris Hilton, con scaldamuscoli un po chavvy della Burberry’s a quadri che cosi faccio tenerezza e mi s’impennano le vendite..’ altro che worker of the year del McD, io proporrei il Bigissuer of the...

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LoNdRa…

… mi sveglio con un certo senso di infastidimento… ancora qualche sogno antipatico con rimugginamenti annesi… muble muble… doccia, bevo la mia tazza di caffe’ bollente seduto sul bordo del letto mentre grattandomi la testa penso a come vestirmi… ancora profumo di bagnoschiuma… oggi leaving party di Greg ed altri due… mmmm… mi tocca vestirmi decentemente. In lab… trovo colonie di cell dam negative che avevo reso competenti e trasformato con il vettore che stiamo mettendo insieme… nn ho perso la manina, decido che nn c’e’ motivo di aspettare che arrivi Craig a farmi i complimenti e quindi comincio a farmeli da solo mentre apro la casella di posta elettronica, qui ci trovo, tra le altre, un mail del dive centre che ci portava a fare le immersioni quando ero in Micronesia… la tengo per ultima… https://www.fishnfins.com/fishnnews/fishnnewse.htm quando finalmente la apro trovo il racconto di Eddie, la guida con cui avevamo stretto un buon rapporto tra immersioni, sigarette e birre… “the pool is open” e ci si immerge tra squali e tartarughe… il suo racconto della sua immersione + bella, in un punto dove si e’ immerso anche con noi… ma questa volta c’era uno squalo balena… e io sono qui che mi rallegro per quattro colonie di batteri… sgrunt… tornano malla memoria i ricordi di quei posti… questi posti: (foto che qui nn riesco a caricare e che...

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Di come ieri la Regina si è fatta pestare a sangue da cinque tifosi del Chelsea.

Venerdì pomeriggio guardavo il talk show Trisha, la solita rogna tra un lui e una lei mi stava coinvolgendo al punto da aver lasciato a metà il mio pacchetto di patatine , quando il cellulare suona. “Hello!” “Hello. It’s Betty” non sentivo la Regina dai tempi della testata che le ho mollato qualche mese fa, quel casino nato dopo il gioco per Playstation che le prestai e le provocò allucinazioni per due giorni “aiuduing, man?” Le grandi amicizie sopravvivono a tutto, anche alle craniate. “I’m allright. You?” “I’m cool. Gi, please, come here as soon as possible. We have to plan Sunday afternoon.” “Where?” “I’ll show you. My chauffeur is coming to you.” Cinque minuti dopo suona il campanello, un signore mi aspetta fuori a bordo di una Bentley. Venti minuti dopo entriamo nel parcheggio di Buckingam Palace. Mi apre subito Elisabetta, ma neanche il tempo di salutarla e subito si affretta con passo saltellato verso il corridoio e poi verso le scale del basement. “Follow me! We’ll kick their ass!” Ero contento di ritrovare la donna arzilla e contenta dei bei tempi assieme, -con quello spirito ne abbiamo combinato di cotte e di crude nei quartieri di East London – ma stavolta mi ha lasciato di stucco perché, invece del suo solito, tiratissimo abito d’ordinanza, indossava la maglietta dell’Arsenal col numero 11 di Henry e un paio di...

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X-MAS 2005

Un augurio di Buon Natale a tutti quelli che mi stanno leggendo, agli amici e ai parenti, ai presenti e agli assenti. Auguri a quelli lontani da casa e a quelli che se ne vorrebbero allontanare, a quelli che festeggeranno in gran stile e a quelli che per le feste preferirebbero sparire. Un augurio a tutti i gay che si sposeranno e a tutti gli straight che divorzieranno. Auguri a chi non trova lavoro e a chi non vorrebbe lavorare, a chi non manca niente e a chi fa salti mortali per campare. Un augurio agli amanti e a chi vorrebbe potersi amare, a tutti quelli che stanno ancora insieme e a quelli che si stanno per lasciare. Auguri a chi crede nelle favole e a chi ne sta vivendo una, a chi cucinera’ il 25 e a chi lavera’ i piatti fino all’una. Un augurio a chi ha lo spirito natalizio e a chi invece non glie ne puo’ fregar di meno, a chi e’ di questo pianeta e a chi viene considerato alieno. Un augurio a chi aspetta Babbo Natale pur non avendo un camino, un augurio a chi non ci crede ma spera comunque in un pensierino. Auguri a chi riesce a far sorridere senza dover dire niente, a chi vuole star da solo e a chi ama stare in mezzo alla gente. Auguri a chi...

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124 ragioni con cui onoro il 2005 (prima parte)

…all’abbraccio con Anna alla stazione di Maida Vale, il 15 Gennaio. …al compleanno di Ivana in una stanza di ostello ad Earls Court. …al servizio fotografico con cui io e Caterina abbiamo cercato di sfondare come modelli. … al negozio Tuklu …ai cappuccini con Caterina nel Caffè Nero di Covent Garden. …alla cadenza veneta di Caterina. …ai pranzi all’Istituto Italiano di Cultura. …alla canzone “Changes” di Tupac. …alla ragazza conosciuta in uno dei primi eventi annuali dell’Istituto Italiano di Cultura. …al gestore dell’Internet Point di Holloway Road che mi chiamava “boss”. …al saluto di Mrs Messina mentre lasciavo la sua casa siculo-inglese. …all’accoglienza di Mike nella casa di Gipsy Hill. …alla camera aggratis di Caterina. …alla camera aggratis di Eddie. …alle cinque sterline trovate per strada il 4 Febbraio. …allo sguardo di Stefano mentre gli pagavo il cappuccino con le cinque sterline trovate poco prima. …al tempo dedicatomi da Stefano. …a Londra. …alla prima chiamata di Andrea per propormi il lavoro di dimostratore di giocattoli. …ai consigli di Gabbie il giorno prima dell’intervista. …alla seconda chiamata di Andrea per confermarmi di esser stato assunto, l’11 Febbraio. …alle chiamate effettuate pochi minuti dopo a mia madre, a C. e S. …all’abbraccio con Anna cinque minuti dopo la chiamata di Andrea. …alla prima volta che ho indossato la maglietta Hamleys. …ai primi bambini fatti giocare. …alle prime scatole vendute. …al messaggio...

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Requiem per la balena del Tamigi

Caro iperodonte io non so se peggio sia stato arenarsi nel fiume londinese o esser stato battezzato col nome Willie. Destino doppiamente crudele. La balena Willie sopravvive sempre ci han pure fatto tre film! Tu sei morta. Un pensiero mi perseguita che forse non sei morta di morte naturale ma ti hanno soppresso, e non lo sa nessuno, perchè non hai pagato la congestion charge per entrare in zona uno. Balena, rimarrai sempre nei nostri...

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LEICESTER SQUARE, TUESDAY NIGHT, 12h15AM

Jon, 23enne neozelandese, ha finito adesso la sua shift. Ha lavorato ininterrottamente per 14 ore, non ci vede piu’ dalla fame. Sta per entrare da Fiori, caffetteria pseudo italiana o per meglio dire pseudo caffetteria di origine non ben definita che sfoggia sull’insegna una scritta italiana. Facendosi educatamente strada tra piu’ o meno assidui frequentatori del West End, ha quasi raggiunto la porta del bar. Mr Big Issue e’ un’istituzione inglese. Lui e’ solo uno dei tanti londinesi di eta’ incerta che elemosinano vendendo appunto il Big Issue, la rivista dei senza dimora. Gironzola per il centro tutte le sere, con la sua copia del giornale ben in vista, cercando di racimolare qualche spicciolo e qualche sigaretta. Io mi trovo li’ per caso. Dovevo prendere la metro a Piccadilly, ma dato che la stazione e’ chiusa per qualche ignota ragione, mi tocca prenderla a Leicester Square. Mi fermo un attimo per telefonare al mio flatmate e avvertirlo della stazione chiusa. E in quel punto di Londra, involontariamente, ci incontriamo. Per la fretta di entrare, Jon non si accorge dei 20 centesimi che gli cadono dalla tasca. Ipnotizzata dal quasi inesistente tintinnio della moneta sull’asfalto, mi fermo ad osservare. Non penso a raccogliere la moneta e restituirla. Sono troppo presa a pensare al via vai di gente intorno e a questo “sconosciuto” che tra la folla si distingue non accorgendosi...

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Adoro questo film

Girovagando nell’infinita rete, ho scoperto con piacere che è stato finalmente edito in DVD un film di Monicelli che adoro: “La Ragazza con la Pistola” (1968). L’avete visto? Nel film una bravissima Monica Vitti impersona Assunta, una ragazza di un paesino della Sicilia profonda, che, sedotta e abbandonata, parte per l’Inghilterra alla ricerca dell’uomo che l’ha disonorata (Carlo Giuffré), solo con un passaporto, una foto spiegazzata e una pistola nella borsetta, per farsi giustizia da sé. I pregiudizi, le reticenze e le leggi comportamentali di una Sicilia d’altritempi si scontrano con l’eccentricità, le novità le tradizioni di una Swingin’ London sul finire degli anni ’60. Inevitabilmente, forse, e con grande divertimento del pubblico, Assunta va incontro ad una metamorfosi irreversibile, che la sprovincializza e la fa desistere dai suoi propositi omicidi. Adoro questo film, non solo per il gioco sottile sui luoghi comuni, ma per quel senso di sorpresa e iniziale disorientamento, quella testarda ostinazione nel voler mantenere a tutti i costi le proprie abitudini e tradizioni, a volte con una punta di rifiuto e pregiudizio, e al tempo stesso lo sforzo nel cercare di migliorare, di integrarsi nella nuova cultura traendo quello che di buono essa ha da...

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“In Inghilterra non ci sono bidet perchè la cacca inglese è semplice.”

Ora: 17:30 Luogo: sala riposo del negozio, all’ultimo piano. Nejar è un ragazzo originario delle Mauritius, lavora come dimostratore nel reparto costumi, parrucche e scherzi, indossa scarpe da clown e sembra indossare anche la parrucca di Telespalla Bob, ma in realtà i lunghi capelli ricci sono tutti suoi. Da quando abbiamo ascoltato insieme “Sere Nere” – gli piace un sacco Tiziano Ferro – mi ha preso in simpatia; a me è bastato che un giorno comparisse nel mio piano con il portafogli che avevo dimenticato nello spogliatoio. Mi invita ad occupare l’unico posto libero nel tavolo per quattro. Di fianco a lui Rose, la ragazza più affascinante del negozio, dimostratrice dello smalto per disegnarsi le unghie, diciassettenne. Poco tempo fa ho scoperto che è fidanzata con Nejar da due anni e considerando lui un ragazzo più interessante che bello, penso se la meriti tutta. Di fianco a me Darren, australiano, d’Estate è stato dimostratore degli spirografi, poi ha lasciato per fare l’attore nel musical Cinderella, ora è tornato come dimostratore di pennarelli invisibili. Non ricordo come, ma iniziamo a parlare di pulizia. Nejar: “Quando ero bambino io mi facevo il bagno una volta a settimana.” Rose: “Chissà quanto puzzavi allora.” Io: “Anche io, facevo il bagno ogni Domenica.” Darren: “Poi da piccoli, che si suda così tanto, si dovrebbe lavarsi una volta al giorno.” Visto che Rose è l’unica...

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urge disquisizione..

Qui in terra angla il freddo non lo sentono. Ho visto ragazze sfidare il nevischio e la temperatura di un grado sopra lo zero sfoggiando il bel pancino nudo! Mentre io vado in giro scafandrata, con cappotto, guanti di lana, sciarpona, berrettone e stivali, somigliando ad una creatura a meta’ tra la Lara del Dott. Zivago e una nonna nevralgica, loro mostrano la coscia gnuda e la scollatura vertiginosa, vanno in giro con le scarpe con il tacchetto e la magliettina, mentre il cappello e’ un vezzo, la sciarpa fa solo glamour. E nessuna sembra soffrire l’assideramento! Ma come...

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Facce di bronzo

The Watchers una scultura di bronzo alta due metri, opera di Lynn Chadwick, è stata rubata dalla Roehampton University a sud’ovest di Londra nella notte del 10 gennaio. Sei settimane fa una scultura di Henry Moore del valore di 3 milioni di sterline era stata rubata nell’Hertfordshire. La polizia ha confermato che negli ultimi sei mesi ci sono stati ben 20 furti di opere d’arte nella sola Londra. Dal momento che i furti sembrano interessare per lo più opere in bronzo, gli inquirenti sospettano che i ladri prendano di mira costose sculture per poi fonderle e vendere il metallo di risulta ad un prezzo ridotto, ma comunque conveniente. E’ stata offerta una ricompensa per la restituzione delle sculture e si incoraggiano tutti coloro che possono infornire utili informazioni alla polizia a farsi avanti e ad assistere le forze dell’ordine nel recupero di queste importanti opere d’arte. The Watchers fa parte di una serie di tre sculture realizzate dalla Chadwick – le altre due sono in Danimarca e a Loughborough. The people perpetrating these crimes appear to have no appreciation of, or respect for, the objects they are stealing Vernon Rapley Metropolitan...

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5 stranezze

Va bene, va bene… mi hanno lanciato l’invito in un paio… e poi e’ un po’ che nn scrivo… e’ che oltre al fatto che nn partecipo praticamente mai alle catene, c’e’ anche il problema che io di stranezze nn ne ho, o quanto meno non ne ho che mi saltino in testa velocemente, cosi’ mi tocca mettermi qui e pensarci sopra… muble muble… ci provo… 1) Mi piace mangiare, e tanto… soprattutto latticini e carne, soprattutto se “gronda” sangue… alla mia “seconda mamma” rubavo sempre pezzi di carne cruda, mentre lei pensava a come cucinarla… in particolare ricordo che mi piaceva strappare e mangiare pezzi delle cotolette crude, ma gia’ impanate… l’operazione doveva comunque avvenire velocemente, prima che lei avesse tempo di reagire… Comunque continuo a mangiare un sacco, qui sono tutti esterrefatti… sia quelli con cui pranzo che i miei coinquilini con cui ceno 2) Nonostante quanto affermato al punto precedente, non ingrasso, anzi, ho una naturale tendenza a perdere peso e faccio una grande fatica a recuperarlo… carattersitica che mi fa essere odiato da chi si trova nella situazione opposta, ma che nn mi ha reso mai particolarmente felice, avendo sempre voluto essere piu’ grande/grosso. 3) Mi piace mordere, nn forte… il giusto… soprattutto sul tricipite… e’ una “malattia” che mi e’ venuta negli utlimi anni e ne sanno qualcosa amiche/morose/coinquiline che ottenevano “tatuaggi” temporanei del...

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A quanto pare io e gli anticorpi nn andiamo d’accordo… e nn sto parlando del mio sistema immunitario che, poverino, pur essendo depresso (e’ triste perche’ sono un fumatore) se la cavicchia e, tipicamente, si fa sfuggire solo un paio di raffreddori l’anno… Sto parlando dei quei fottutissimi anticorpi commerciali che si comprano per gli esperimenti di laboratorio… a quanto pare la loro caratteristica peculiare, cio’ che li rende cosi interessanti (talmemte interessanti che 100µg costano 200£ = 300 euro c.a.) e’ il fatto che ognuno di loro e’ in grado di riconoscere una specifica proteina e quindi aiutare il povero ricercatore/PhD/tesista a stabilire se la data proteina e’ presente nel campione che gli interessa. Dico “a quanto pare” perche’ i miei molto spesso nn funzionano!!!! (Gli unici che funzionano sono quelli avuti gratis, guarda un po’, da un altro lab in Canada e che stanno finendo) Voi direte: nn funzionano perche’ nel tuo campione nn c’e’ la proteina che stai cercando, poverini, nn e’ mica colpa loro se sei una pippa. E invece no, porca paletta, perche’ questi rintronati sembrano spesso nn essere neanche in grado di riconoscere il controllo positivo (dove la proteina c’e’)… … E nessuno batte ciglio…!! Io compro un anticorpo specifico per la data proteina, pago, lo ricevo, lo testo, non funziona… e’ capitato + di una volta… e nessuno batte ciglio… “Gli anticorpi...

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La Gazzetta Di Regent Street

Sì è concluso oggi il mio decimo giorno di lavoro consecutivo; lavoro anche domani, fino a Domenica. Tredici giorni di lavoro senza pausa. Lavorerò molto anche nella seconda metà di Febbraio, poi il 2 Marzo volo per Milano e il 10 per Cagliari. Il 18 tornerò a Londra. In questi giorni ho scoperto che il superlavoro rende produttive anche le ore di non lavoro, sconfigge l’ozio e rende ogni giornata produttiva. Esempi: – per tre giorni consecutivi ho cucinato il pranzo di mattina, nella mezz’ora in cui mi preparo: un piatto di pasta accuratamente sigillato in un launch box con forchetta e due Kinder cereali (neanche i muratori sono così sofisticati). Di solito ci rinunciavo e compravo la pasta a 3 sterline nel Pronto caffè vicino al negozio, una fedeltà che ha arricchito la mia rubrica telefonica del numero di telefono della barista slovena; in queste mattine mi son ritrovato a mescolare la pasta con una mano mentre con l’altra mi pulivo i denti; con la barista ci salutiamo sempre quando passo davanti al suo locale. – per tre giorni consecutivi ho concluso la mia giornata studiando la pronuncia di parole complesse e scoprendo i significati di altre sconosciute. Padroneggio ormai del tutto il suo th e ho scoperto dopo 25 anni che la maggior parte delle consonanti, specie quando sono a fine parola, sono uno spreco di alfabeto,...

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L’ERA DEI REALITY…

Camden Town, London, MTV Studios. Ho l’occasione di entrare negli studi londinesi di MTV e non posso certo perderla. Sto andando a vedere il pilot di Battle of the Exes. Adesso vi spiego. Il pilot è un programma “pilota”, una puntata prova in poche parole. La casa di produzione la registra per un canale canale televisivo che a sua volta si è mostrato interessato all’acquisto del programma. Quest’ultimo, dopo aver visto il pilot, decide se comprare il prodotto e mandarlo in onda o meno. So che è una spiegazione molto semplice e innacurata, ma piu’ o meno le cose stanno così. Dunque sono andata a vedere il pilot di Battle of the Exes, LA BATTAGLIA DEGLI EX. Io mi trovavo li’ quasi per caso, ma vi assicuro che è stato piu’ divertente di un film di Verdone. I concorrenti sono una coppia, ragazzo e ragazza, piu’ 3 ex per ciascuno di loro. I presentatori fanno domande personalissime alla coppia tutte riguardanti gli ex e, se rispondono correttamente vincono dei soldi, altrimenti gli vincono gli ex. Ma voi li vorreste 3 dei vostri ex in televisione a parlare di cosa facevate insieme, ma soprattutto vorreste le 3 ex di lui a parlare delle sue prestazioni sessuali? n Italia si sarebbero scannati, a Londra è finita a “tarallucci e vino”. I partecipanti sono arrivati in studio già ubriachi. Quelli della produzione...

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From Hell

Ho approfittato della quiete fredda e ventosa di domenica sera per partecipare ad una London Walk di successo, dal titolo “Jack The Ripper Haunts”. Si parte da Tower Hill e ci si addentra nell’East End, tra Spitalfields e Whitechapel, ripercorrendo i terribili delitti dello Squartatore, rimasti impuniti dopo piu’ di 100 anni. Purtroppo la zona ha subito degli stravolgimenti edilizi e dove prima si snodava un ammasso di viuzze maleodoranti e case fatiscenti, ora ci sono banche ed uffici. Inoltre, in Mitre Square, nel punto esatto in cui fu ritrovata Elisabeth Stride, con la gola tagliata e il corpo orrendamente mutilato, oggi ci sono 2 belle e innocue panchine (pero’ la polizia continua a chiamare questo punto, “The Ripper’s corner”). Proseguendo oltre, si abbandonano finalmente i palazzi in cemento e le vetrine, e si ritrovano le forme di un tempo, edifici dimessi, vecchie insegne, ex work-houses riconvertite in appartamenti e il vecchio mercato di Spitalfields. L’oscurita’ e la serata ventosa aiutano a ricreare l’atmosfera e con un po’ di fantasia si riesce a fare un salto a ritroso nel 1888… In tutto il tour, l’unico edificio rimasto miracolosamente intatto e’, manco a dirlo, un pub, il Ten Bells, in 84 Commercial Street, che con i suoi interni rimodernati in falso stile vittoriano e’ ormai una mera attrazione per turisti (pare che anche Johnny Depp ci sia passato per una...

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UN POSTO NEL MONDO

Arrivata oltre Manica mi ero promessa che per imparare la lingua non avrei letto libri in italiano e non avrei ascoltato musica italiana. Una volta imparato l’inglese ho comunque continuato a evitare contatti con i miei conterranei al punto che sono stata nominata dai miei amici inglesi “l’italiana piu’ inglese che abbiano mai conosciuto”. Sono abbastanza inserita qui a Londra, amo la lingua, conosco lo slang, riconosco gli accenti, amo l’idea di trovarsi al pub dopo il lavoro, conosco le radio e i programmi in tv, mi piace pure il cibo! Insomma faccio una vita molto inglese. Da un anno a questa parte però ho ricominciato a considerare la realtà italiana e a interessarmi di piu’ su ciò che accade nella penisola e sugli altri italiani che come me vivono qua. E il primo passo in questo riavvicinamento è forse stato proprio il capitare per puro caso sul sito di Beppuz. Quel giorno mi stavo chiedendo quanti italiani vivessero nel Regno Unito. Chi meglio del mio amico google poteva sapere la risposta? Google mi indirizzò subito qui e adesso a distanza di un anno, mi sono italianizzata di nuovo. Ne sentivo il bisogno forse. Ho ricominciato ad ascoltare anche un po’ di musica italiana (anche se di gruppi rock validi ce ne sono pochini) e a leggere libri italiani. E in questo post vorrei consigliarvi un libro di Fabio...

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Questa settimana sono tornato dalle mie (meritatissime) vacanze, diciassette giorni in cui ho mantenuto distanze da qualsiasi forma umana più bassa di un metro e venti, a parte un nipotino di un anno e qualche mese, un angelo lontano dalla fase “mostro” esattamente come un Mogwai è lontano dalla fase Gremlin. Essere tornato a Londra, ovviamente, significa anche essere tornato a contatto coi mostricciatoli inglesi, senza i quali sarei disoccupato, senza casa, senza divertimenti e senza quella marea di libri e Dvd che sta invadendo la mia camera. Mostricciatoli lentigginosi. Mostricciatoli biondi. Mostricciatoli mulatti. Tutto il mondo è paese e i mostricciatoli sono mostricciatoli ovunque. E’ un anno che mi godo dei bambini la parte migliore. Non devo impastricciarmi la mano di omogeneizzati, latte, pappette, bava, né tantomeno simulare il rombo d’aeroplano con un cucchiaino in mano, appena hanno fame. Non devo impastricciarmi la mano di merda e pipì appena giunge il momento di cambiarli. Non devo assumere toni di voce consolanti, né tantomeno sollevarli di peso, appena scoppiano a piangere SENZA alcun motivo. Non devo spiegar loro perché le dita della mano sono 5 e perché il sole è giallo, appena il mostro arriva in quella fase in cui si incuriosisce del mondo. Non devo tormentarmi ogni minuto sull’eventualità che l’educazione impartita al mostro lo possa condurre tra vent’anni in qualche centro recupero tossicodipendenti, in qualche centro sociale...

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I mostri son tornati.

Questa settimana sono tornato dalle mie (meritatissime) vacanze, diciassette giorni in cui ho mantenuto distanze da qualsiasi forma umana più bassa di un metro e venti, a parte un nipotino di un anno e qualche mese, un angelo lontano dalla fase “mostro” esattamente come un Mogwai è lontano dalla fase Gremlin. Essere tornato a Londra, ovviamente, significa anche essere tornato a contatto coi mostricciatoli inglesi, senza i quali sarei disoccupato, senza casa, senza divertimenti e senza quella marea di libri e Dvd che sta invadendo la mia camera. Mostricciatoli lentigginosi. Mostricciatoli biondi. Mostricciatoli mulatti. Tutto il mondo è paese e i mostricciatoli sono mostricciatoli ovunque. E’ un anno che mi godo dei bambini la parte migliore. Non devo impastricciarmi la mano di omogeneizzati, latte, pappette, bava, né tantomeno simulare il rombo d’aeroplano con un cucchiaino in mano, appena hanno fame. Non devo impastricciarmi la mano di merda e pipì appena giunge il momento di cambiarli. Non devo assumere toni di voce consolanti, né tantomeno sollevarli di peso, appena scoppiano a piangere SENZA alcun motivo. Non devo spiegar loro perché le dita della mano sono 5 e perché il sole è giallo, appena il mostro arriva in quella fase in cui si incuriosisce del mondo. Non devo tormentarmi ogni minuto sull’eventualità che l’educazione impartita al mostro lo possa condurre tra vent’anni in qualche centro recupero tossicodipendenti, in qualche centro sociale...

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I dolori del giovane Gigi

E’ iniziata la stagione calcistica Hamleys 2006. La prima partita è andata bene. Contando che non giocavo da mesi, contando che gli inglesi (quelli con cui gioco io se non altro) hanno una concezione del gioco di squadra pari a quella di un tennista (un tennista che gioca in singolo, si badi bene), contando che abbiamo scelto di giocare in un settore di Hyde Park dalla forma esagonale, con linee laterali inesistenti, posso dire che è andata bene. Se non altro ho segnato un pregevole gol di testa. La seconda partita…mal me ne colse ad averla giocata. Relegato come terzino di difesa, ho avuto solo modo di recuperare palloni, gestirli e poi affidarli a chi, seguendo la concezione di squadra già descritta, li avrebbe persi in questo modo: uno contro uno in fascia, NON cerchi spazio per crossare, ma ti dilunghi in giochini che, se fossi Ronaldinho, capirei, ma che, siccome non sei neanche la gengiva di Ronaldinho, provocano solo perdita di tempo e conseguente raddoppio di marcatura e perdita della palla. Perché? Perché? Abbiamo perso 4-1 ovviamente. Sarebbe andato tutto bene se verso metà della partita, gestendo un pallone in difesa, Brett non avesse deciso di fare quello che in televisione si chiama “pressing asfissiante”. Io mi son allungato la palla, lui si è avventato contro, io son riuscito, con la punta del piede, a passarla, il resto...

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Marziano, la genesi

Innanzitutto, benvenuti nel mio blog. Penso che questo sia il primo di una lunga serie e considererei un successo se alcuni di voi si appassionassero alla mia rubrica che penso diventerà una routine settimanale per il sottoscritto. Sappiate che i commenti sono sempre bene accetti sia positivi che negativi. Le critiche aiutano a crescere se vengono fatte in una maniera costruttiva. Questo era un modo diplomatico per dire che se mi dovete scrivere per dire che sono un idiota, perdete tempo. Quello lo sapevo già da me. Prima di continuare, vorrei rivolgere un rigraziamento a Italiani a Londra che dà spazio ai miei pensieri sconclusionati scritti durante la mia permanenza in Inghilterra. Ora lasciate che mi presenti. Mi chiamo Giorgio o Marziano (come da IAL) e come penso abbiate già capito sono italiano. Sono un volto nuovo di IAL ma non sono un London Virgin. Ormai vivo qua da due anni per un totale di 5 anni in Inghilterra. Ho infatti studiato in una università inglese. Ai fini di questo blog, non ha importanza quale università o che materia ho studiato né tantomeno che qualificazione ho ottenuto. Magari un giorno salterà fuori. Ma penso che a voi per il momento no ve ne importi niente. Come dicevo ormai vivo qua da anni e penso che starò qui fino a data da destinarsi. Mi piace, faccio un bel lavoro, probabilmente...

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Gli 80 anni della Regina…

“I do not believe the verb, “retire”, is in the Queen’s vocabulary, a gap in her education for which I for one am heartily grateful. After all, the alternative would enable her eldest son and his latest partner to succeed her. Need I say more?” Andrew Waldron, Bournemouth E’ la notizia/evento di questi giorni. Sua Maestà compie 80 anni. E, bilanci a parte, tutti discutono solo di una cosa: il suo futuro. Abdicherà o resterà in carica finché sarà capace di intendere e volere? E soprattutto, ha ancora senso tenere in piedi un’istituzione obsoleta come la monarchia nel XXI secolo? La gran parte dei sudditi ritiene che la Regina possa benissimo continuare a governare come ha sempre fatto. Finché se la sente. La monarchia poi dà lustro e immagine al Paese, perché privarsene? Mi son trovata impelagata in una delle discussioni sopracitate e ho dunque espresso il mio umile parere: “Un giorno, comunque vada, sembrerà strano AVERE un Re” Non l’avessi mai fatto! La collega british mi ha subito ripresa, dicendo che io non sono suddita, quindi non posso AVERE, ma solo VEDERE un monarca. Le ho cordialmente risposto che se è vero che non sono una suddita e non posso votare alle politiche, la Regina è il Capo di Stato di un Paese in cui vivo, lavoro e pago le tasse. Chissà se in Spagna o in Belgio...

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HAPPY BIRTHDAY ELIZABETH!

Questa mattina mi arriva una chiamata dal numero memorizzato mesi fa, allorchè mi chiamarono dal privato, come “emergenze buckingham palace”. “Hello?” “Gigi, I call from Buckingham Palace. I’m the Queen’s butler.” ”Hello, aiuduing man?” “Not too bad. Gigi, you must come here. The Queen is depressed.” Come voi sapete la Regina oggi fa gli anni e proprio due sere fa mi ha chiesto di gestire l’animazione musicale del party organizzato con altri 99 matusa scelti tra i nati lo stesso suo giorno e lo stesso suo anno. Quel giorno l’ho vista proprio bene e quando a fine serata, alla mia scelta un po’azzardata di mettere un classico rivisitato come “Crazy Heart” di Little Tony, lei si è messa a pogare in mezzo ai 99, attoniti sudditi, io ho pensato che Carlo può anche mettersi le pive nel sacco e rinunciare per sempre al trono d’Inghilterra. Per questo la notizia che la mia amica fosse caduta di nuovo in depressione è stata un vero fulmine a ciel sereno. “Ok. I finish this level of Resident Evil 4 and I’ll be there.” Mezz’ora dopo un taxi mi lascia a Buckingham Palace, il maggiordomo mi accoglie all’entrata, esattamente come pochi mesi la Regina aveva fatto vestita con la maglietta e i pantaloncini dell’Arsenal. Appena mi apre la porta di camera sua, mi vien da piangere al ricordo di quando mi vedeva e...

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london

venerdì, 21 aprile 2006 “This train is now approaching Waterloo station…” gia’… ancora una volta… cielo grigio, case di mattoni marrone scuro o grigio e tetto nero… “Mind the gap” rivoltomi da una signora mentre scendo dal treno… Londra. Ho una piccola pila di post in potenza… sono tenuti assieme da un elastico a fettuccina color arancio… sono scritti sul retro di ricevute, biglietti di autostrada, biglietti del treno e carte di imbarco su aerei… parlano di adrenalina e giri in moto dedicati al tentativo di cancellare il segno della gomma intatta ai lati del pneumatico posteriore, parlano di amici ed ex morose rivisti tutti assieme in una sera come nn succedeva da tanto… di una “balla triste”…poi ce ne e’ uno dedicato a Verona, scritto sul retro di una foto fatta su ponte Navi in battuta di sole, rosa di marmo e verde di foglie, che descrive il mio legame con questa citta’. Su un tovagliolo di carta dell’albergo ce ne dovrebbe essere poi uno sul meeting in Germania… sui “grandi capi” e sull’aria che si respira anche solo stando ai margini di un consorzio che sta cambiando le regole del gioco, spingendo costantemente il limite un po’ piu’ in la… e che sogna di cambiare il mondo, ma tra le pieghe dello stesso tovagliolo, sull’altra faccia, ce ne dovrebbe essere uno sui PhD in giro per l’Europa,...

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Logica schiacciante di un dialogo in corridoio

Logica schiacciante di un dialogo in corridoio T : Ciao S: Ciao T: Come va? S: Bah, abbastanza bene… niente di che T: Com’e’ andata dopo che me ne sono andato sabato? Fino a che ora siete rimasti? S: Eh, fino a quando nn ce ne siamo andati. T: …? S: …? T: Ho un gel su, meglio se lo vado a controllare… ciao S: Ciao ciao PS per fortuna che in italiano ci dovremmo capire...

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ISTANTI

Sono le piccole attenzioni che ti fanno stare bene, sprazzi di felicità nella quotidianità di una mattina qualsiasi. Come un biglietto che svolazza per la stanza, in cerca di un appiglio per fermarsi. Lo acchiappo, cercando di capire da dove salti fuori, senza neanche guardarlo bene. E solo dopo aver chiuso la finestra mi cade l’occhio sull’ultima frase: “Fai un sorriso dai!” Un attimo di felicità riempie la mia giornata. Regalare attimi indelebili è una delle realtà piu’ belle. E mentre scrivo, sorrido da sola, vivendo fino in fondo il mio attimo e cosi’ facendo, rendendolo realmente...

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Shake

La ricetta e’ semplice… Prendi un gruppo di 7-10 “scienziati” compresi tra i 25 e 30 anni, rappresentanti di 4-5 diverse nazionalita’, gente che spera quantomeno di lasciare un segno nella ricerca sull’HIV o nel molecular farming, aggiungi un pizzico di voglia di “staccare la spina”… una presa di allegria e annaffia il tutto con qualche pinta. Shakera e versa in un quartire di una citta’ di 12 milioni di persone un venerdi’ sera come tanti… Questo e’ solo l’inizio, da qui in poi it’s up to...

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